
Il 70mo aniversario della mia Professione Religiosa, il 23 agosto ultimo, mi ha dato la gioia di ricevere il saluto di diversi confratelli, e fra Enrico Russotto mi chiedeva se potevo condividere qualche esperienza della mia lunga vita con i Fratelli che ricevono Il Cingolo. Per questo, con affetto fraterno, ho cercato di darvi a conoscere quanto la Misericordia di Dio e l’Amore del Padre Francesco mi hanno accompagnato fin qui.
Sono nato il 1 novembre 1939, il terzo di 7 figli di Giuseppe e Luigia, in una famiglia cristiana, in un paesino sulla montagna a 10 km da Trento. Erano tempi di guerra, di povertá ma anche di grande fede e lavoro duroper mantenere la famiglia.
Studiavo nella piccola scuola dove una sola maestra insegnava a tutti gli alunni dei sei anni delle elementari, finché ai 16/17 anni uscivano per lavorare i campi o andare a cercare qualche lavoro. Io ero molto contento poi quando vedevo il frate che veniva le domeniche a celebrare la santa Messa, o quelli che venivano a elemosinare i prodotti dei campi; e mi piaceva tanto ascoltarli quando ci davano belle notizie della Chiesa e delle Missioni, sopratutto del mondo magico della Cina. Cosí, quando ero nell’ultimo anno la maestra Lidia, che parlava spesso con la mamma, venne a parlare con papá e mamma perché non mi mandassero a lavorare, ma a fare le medie nel collegio serafico, dove i Frati non facevano problemi di denaro, che era quello mancava in casa.
Fu cosí che agli 11 anni entrai dai frati per studiare le medie. Quando oggi i ragazzi mi chiedono se era possibile che agli 11 anni avessi la vocazione di farmi frate, io rispondo che ho letto che Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, erano innamorati del pallone fin dai 3 – 4 anni: se a quell’etá ci si puó innamorare del pallone, perché non potrei innamorarmi di Francesco e di Gesú? Il collegio serafico offriva un’ambiente sereno che mi piaceva, anche se a volte si doveva studiare troppo. Una volta al mese, venivano a trovarmi i miei, ed avevo un poco di nostalgia, peró mi passava in fretta. Potevo studiare il piano che mi piaceva molto, anche lo sport mi piaceva tanto e non avevo problema per il cibo. Oltre allo studio anche la preghiera era intensa, peró quello che mi piaceva di piú era ascoltare i missionari che rientravano dalla Cina dove avevano fatto tanto del bene, ma i comunisti li avevano espulsi con accuse false: ma erano Francescani e cosí sempre allegri, soprattutto quando ci parlavano dei costumi e delle magie della Cina.
Nel noviziato, oltre alla vita di preghiera e la formazione, trovavo tante cose che mi piacevano: la vita fraterna con amici veri, il maestro che era sempre allegro e buono, i lavori domestici, poter studiare la musica e l’organo, ma anche andare in bicicletta con il maestro, fra Giacinto, che piú tardi sará Vescovo a Mizque, in Bolivia, ma anche andare di nascosto a mangiare la frutta dell’orto, e ammirare il caro fra Silvio Bottes, uno scultore famoso che amava insegnarci l’arte e la vita francescana.
Gli anni di liceo e di teologia sono indimenticabili perché oltre allo studio vissi esperienze molto positive: ormai ero l’organista e con i compagni coltivavamo il canto, tanto quello liturgico come quello delle montagne ed avevamo due maestri di musica riconosciuti, fra Mario e fra Ottone: mi piaceva anche andare alla questua e la gente era felice di vedere i fraticelli e ci trattavano molto bene. E poi, ogni settimana il guardiano, fra Corrado mi comprava la Gazzetta dello Sport, e facevo delle lunghe pedalate con i fratelli Moser, Aldo, Enzo e il giovane Francesco, e la loro casa era anche la mia. Con fra Claudio Moser andavamo di nascosto, la notte, a casa mia (a dieci minuti), per vedere le Opere alla tv.

Arrivai cosí al 28 giugno 1964, e ricevetti l’Ordinazione Sacerdotale nel Duomo di Trento assieme ad altri tre frati, che sono giá nella Casa del Padre.
Quando entrai al noviziato avevo ricevuto il nome di fra Pacifico, un compagno del padre san Francesco musico ed allegro; ma forse i superiori mi diedero questo patrono sopratutto nella speranza che mi aiutasse a calmare un poco la mia vivacitá. Cosí per i confratelli giovani divenni fra Paci, abbreviato, che mi é rimasto per tutta la vita colloquialmente, anche dopo che si ritornó al nome di Battesimo.
Dopo l’Ordinazione, il ministro provinciale fra Enrico Recla (che noi chiamavamo baffi di ferro, ma era un frate molto in gamba e fu per molti anni segretario generale dell’Ordine) mi diede l’obbedienza per andara a Roma a studiare Liturgia nell’allora Istituto sant’Anselmo.
Era il tempo del Concilio Vaticano II e per entrare nell’Aula dei Padri Conciliari, che era la Basilica di san Pietro, cercai un vescovo che mi desse il permesso e cosí andai da mons. Orazio Ferruccio Ceol, ofm, vescovo trentino che aveva passato 19 anni in Cina, prima come missionario e poi come Vescovo di Kichow, evangelizzando e facendo il bene. Con l’arrivo di Mao Tze Dung e il comunismo aveva sofferto anni di arresto in casa e prigione, per essere poi espulso a vita.
Ripresosi nella salute ed essendo ancora giovane (sui 45 anni) Papa Pio XII gli chiese di andare in Perú per aiutare i Vescovi nell’assistenza agli emigranti cinesi che sono piú di 3,000.000.
Mons. Ceol era venuto a Roma per il Concilio ed aveva approffittato per mostrare al Papa Giovanni XXIII il suo progetto: costruire una scuola cattolica per i figli di emigranti cinesi con i ragazzi peruviani, perché i genitori cinesi erano troppo occupati dal lavoro e risponderebbero alla chiamata del Missionario soltanto se si trattava dei figli e della loro educazione. Il Papa lo animó in questo progetto con le parole: “Ritorna in Perú, lavora nel nome di Dio e nel mio, e tutto sará un successo”. Il giorno dopo il Papa gli mandó un assegno di 25,000 dollari, e la promessa si va realizzando. Mons. Ceol, poi, chiese ai superiori che mi destinassero ad aiutarlo nella sua Missione con i Cinesi del Perú, e cosí in autunno del 1965 andai a Hong Kong, per studiare il cinese cantonese nell’universitá cinese.

Naturalmente era un mondo del tutto nuovo per me, ma ebbi la benedizione di vivere in fraternitá con i grandi missionari della Cina e con il gruppo di frati dello Studio Biblico che sotto la direzione dell‘ora Beato Gabriele Allegra avevano completato la traduzione della Bibbia dalle lingue originali al cinese, ed ora stavano lavorando nel Dizionario Biblico cinese e nella preparazione della Bibbia in un solo volume.
Cosí, oltre ad imparare la lingua ebbi tutta una scuola cinese di francescanesimo, vivendo in fraternitá con quei grandi Frati.

Nel 1968 lasciai Hong Kong e nel mese di novembre arrivai a Lima, nel Perú, un mondo di nuovo del tutto diverso, ma io mi immersi nella mia missione della catechesi agli anziani cinesi e al lavoro con i ragazzi cinesi e peruviani della nascente scuola “Colegio peruano chino Juan XXIII”.
Erano anni molto difficili per la situazione sociale e politica del Perú, ma la Provvidenza fu generosa e mons. Ceol poté ralizzare il suo sogno e la sua scuola era molto ricercata dai cinesi e cresceva ogni anno.
Nel 1981 mons. Ceol si ritirava nell’infermeria dei Frati di Trento dove morirá nel 1990, ma la sua scuola era ormai solida ed aveva come preside una maestra figlia degli emigranti cinesi, come sará sempre in futuro.
Con l’unione e la forza dei genitori il Collegio Juan XXIII é oggi una istituzione con 1600 studenti, dove si insegna lo spagnolo, l’inglese e il cinese (con maestri volontari della Cina) ed é riconosciuto come “Centro dell’Amicizia e della Cultura Perú-Cina”. Allo stesso tempo si é costruita la Chiesa del Vicariato Episcopale Cinese, ed un frate della Provincia Francescana dei XII Apostoli del Perú, alla quale apparteniamo, fra Eduardo Flores, dopo essere stato a studiare il cantonese a Hong Kong, é oggi il Vicario Episcopale della Comunitá Cinese. Allo stesso tempo, ricordando che eravamo nati e cresiuti nella povertá, nel 1996 cominciamo a costruire una scuola nella periferia di Lima, una zona con grandi povertá e disuguaglianze sociali. Oggi, la scuola san Francesco di Assisi in Huaycán ha 800 studenti ed é molto riconosciuta in quella localitá.
Dagli anni 80, io ero entrato nella Direzione dell’Educazione Cattolica del Perú e di America, essendo eletto presidente durante 9 anni.
Nel dicembre 2001 andai a Bogotá a consegnare questi incarichi (CIEC, Confederación Internacional de Eduación Católica) e il 7 aprile 2002 venni ordinato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Lima.
A 63 anni di etá cominciavo una vita nuova e per 17 anni faró con fedeltá questo servizio alla Chiesa. La pastorale degli ammalati e delle carceri, Caritas, oltre alla pastorale educativa, e all’accompagnamento ai parroci, é stata una missione meravigliosa con un Pastore molto esigente e dei fedeli assetati del Vangelo. Sempre ricorderó che nell’Anno dell’Eucaristia a Lima si costruirono piú di 80 oratori per l’Adorazione al Santissimo, e nel 2018 piu di 800,000 persone parteciparono alla Marcia per la Vita.



Finalmente, nel 2019, compiendo 80 anni, il Papa accettava la mia rinuncia e da quel momento vivo nella fraternitá di Juan XXIII, aiutando in quello che sono richiesto e sopratutto, cercando di appoggiare tante opere di caritá. La Domenica vado a celebrare alla Casa di Nostra Signora della Pace, dove le Suore di Madre Teresa portano avanti un’opera meravigliosa; oltre ad aiutare nella Vicaria Cinese e nella Pastorale della scuola.
Sto guidando poi una Fraternitá della Comunitá Cenacolo con una quarantina di uomini che lavorano nel deserto e pregano per salvarsi dalle dipendenze da sostanze, ludopatia… Circa 30 anni or sono, Madre Elvira Petrozzi ascoltó la mia domanda e venne in Perú, dove oggi ci sono tre Case: una per bimbi abbandonati, una per ragazzi della strada e quella per gli adulti che cercano di salvarsi della schiavitú delle addizioni.
Per chiudere questa lunga storia, vorrei dire che con frequenza mi parlano della perseveranza da parte mia, ma io credo che si tratta piuttosto della Misericordia divina che in ogni epoca della mia vita mi ha salvato. Quando bambino, la mamma e la maestra Lidia, assieme ai Frati che visitavano la famiglia, cominciarono a orientare la mia vita. Poi nel noviziato e negli anni di studio, ebbi dei frati che mi accompagnarono con una grande pazienza e sapevano perdonarmi e orientarmi. E poi, devo dire che in molti casi é stato il Signore a salvarmi. Per esempio, la virtú della purezza si poteva vivere con piú serenitá e senza tante turbolenze, perché non avevamo le reti sociali, la televisione ed altri mezzi che portano mondanitá e tentazioni.

E che dire degli anni del ’68 quando proprio a Trento scoppió la rivoluzione contestataria e molti anche amici abbandonarono tutto. Io mi salvai, perché proprio in quegli anni il Signore mi volle donare la Fraternitá di Hong Kong con il beato Gabriele Allegra.
E poi, sempre mi ha dato Fratelli che mi hanno accompaganto e tanta gente buona che nel mio ministero mi hanno fatto vivere la paternitá….. Per questo devo sempre cantare : “Las misericordias del Señor, en eterno cantaré”.
E mentre aspetto con Speranza che il buon Dio mi chiami, ricordo il messaggio della mamma prima di partire: “La grazia piú grande che chiedo al Signore é di incontrarmi un giorno nel Paradiso con tutti i miei figli”.
Pace e Bene.