Quanti giorni buttati a pianificare la nostra personale conquista del mondo, a faticare tanto convinti che la vita sia un continuo doversi guadagnare ogni cosa: dall’amore di Dio, alla stima di parenti, amici, colleghi di lavoro.
Proviamo a rincorrere la perfezione a costo di intossicarci la vita con soluzioni pesticide che bruciano i germogli e si lasciano dietro solo l’odore malsano di autosufficienza. La fatica di fiorire è direttamente proporzionale all’impegno che riponiamo nel tentativo di presentarci come i migliori, devoti solo alla trinità maligna del io-me-mio. Il Figlio è sbocciato nell’obbedienza alla volontà del Padre, non nell’autonomia.
Beati noi, contadini inesperti, perché siamo campo che solo il Signore ara, irriga e coltiva per fare del raccolto un dono da condividere.