“Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo” (Mt 24,37). Il riferimento a Noè ci riporta ai primi capitoli della Bibbia, all’inizio della Genesi, dove la Scrittura non racconta fatti di cronaca, ma ci mostra in forma narrativa le dinamiche umane, personali e collettive, che si ripetono in tutte le epoche e nella storia di ognuno. Cosa era accaduto nei “giorni di Noè”? Il capitolo 6 della Genesi presenta una visione catastrofica sulla condizione del pianeta. “La terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. Dio guardò la terra ed ecco, essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra” (Gen 6,11-12). Al contrario, “Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio” (Gen 6,9).

Camminare con Dio significa custodire l’alleanza con il creatore e le creature, ispirati dalla Parola che è all’origine di tutte le cose. Noè è l’uomo dell’ascolto e della sapienza, figura concreta e generativa, che unisce la profondità dello spirito al senso pratico delle mani: dialoga con Dio e costruisce l’arca; crea una rete di solidarietà e di pace tra le persone e gli animali. L’arca di Noè è un grembo che prepara la nascita della nuova creazione, quando, al termine del diluvio, ci sarà la rottura delle acque, e verrà partorito un mondo che è stato rimodellato nella prospettiva dell’ospitalità.

In questa prima domenica di avvento, il vangelo di Matteo ci chiede di essere come Noè: “uditori della Parola”, amici e discepoli del Signore; e quindi uomini e donne con i piedi per terra, capaci di ‘esserci’, nella logica evangelica dell’incarnazione e del Regno di Dio.

Chi è superficiale e distratto non è presente; e se non sei un ‘presente’… non puoi diventare un regalo per qualcuno. La tua vita perde ogni valore; si incaglia nelle paludi di una routine cinica e afasica, che non consente di apprendere la grammatica della dedizione, della cura, del servizio. L’alternativa è coltivare dentro di noi qualcosa di prezioso da trasmettere.

Se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa” (Mt 24,43). Se Gesù piomba all’improvviso nelle nostre vite, come un’ospite inatteso e indesiderato, il segnale è chiaro: non abbiamo fatto crescere la vita interiore; ci siamo limitati a soddisfare i nostri bisogni; il Signore prende le sembianze di un ladro, che viene a rubarci questo tempo, nel quale ci siamo allenati soltanto ad accumulare, a trattenere, a consumare. Ai giorni nostri, come “nei giorni che precedettero il diluvio”, l’umanità è sempre fortemente tentata di accontentarsi del minimo sindacale; ci si priva di radici e di altezze; un’esistenza appiattita, che non conosce i brividi della verticalità.        

 

Don Andrea Guglielmi, parroco