Gesù, qui, non parla di quanti cercano risposte facili o di quelli che si professano atei a causa dei disastri naturali, delle morti ingiuste, del dolore innocente.

Il Signore desidera aprire gli occhi a chi ha la possibilità di vedere, ma sceglie di voltare lo sguardo. Come non credere alla risurrezione (il segno di Giona) nel vedere, per esempio, la creatività umana davanti alla sofferenza? Come non vederla nella storia di chi, apparentemente sconfitto, con una scelta di senso o un gesto di amore disinteressato riesce a consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità?

Beati noi, generazione senza segni, perché possiamo metterci a cercarli (e trovarli) nel mistero, complesso e bellissimo, della vita che continua a germogliare anche nelle situazioni più difficili!