La tradizione vuole che Luca, greco convertito all’ebraismo, fosse medico e pittore: il suo lavoro e la sua passione artistica non lo esentarono dalla scelta di divenire uno storico-in-movimento, compagno di viaggio di Paolo e testimone dei primi passi delle Chiese del Mediterraneo.

Così, nel vangelo e negli Atti degli Apostoli, raccontò le esperienze faticose e bellissime dell’irrefrenabile corsa della parola. Parola della fede che non toglie niente alla nostra umanità («quello che è di Cesare») chiedendole solamente di accogliere il di-più rappresentato dal dono che è Gesù Cristo («quello che è di Dio»).

Beati noi, contabili dell’amore dalle mani bucate, perché siamo chiamati a mescolare le nostre monete con quelle del Signore e a spenderle fino all’ultima!