Il 29 giugno di trentacinque anni fa, nella chiesa di San Salvatore a Gerusalemme, ricevevo il sacramento dell’Ordine dalle mani del Patriarca latino mons. Michel Sabbah. Eravamo sei frati, tutti di nazionalità diverse. Alla celebrazione erano presenti i miei genitori, le mie sorelle, parenti, amici, padre Armando Pellegrino e alcuni pellegrini giunti in Terra Santa per l’occasione.
La mattina seguente celebrai la mia prima Messa nella cappella di San Francesco “Ad Coenaculum”. Conservo ancora il foglietto sul quale avevo scritto alcune parole di ringraziamento. Un anno dopo mia mamma, Mariuccia, tornò a Gerusalemme per l’ordinazione dei confratelli che erano diventati diaconi insieme a noi. Diceva: «La mamma di un frate è la mamma di tutti i frati». È uno di quei ricordi semplici che ancora oggi porto con me.
Trentacinque anni sono tanti e, sfogliando l’album della memoria, ritornano luoghi, incarichi e soprattutto persone.
I primi anni li vissi a Sant’Antonio a Torino, come vicario e vice maestro dei professi temporanei, occupandomi anche delle Clarisse, della Piccola Famiglia Francescana, della Biblioteca francescana e dell’Archivio provinciale. Nel 1994 passai alla Madonna degli Angeli, dove seguii soprattutto ragazzi e giovani. Non avevamo un vero oratorio: bastavano un seminterrato, il ping-pong, il calcio-balilla e un piccolo cortile per creare occasioni di incontro, catechesi e amicizia. Ricordo con affetto anche le visite alle famiglie.
Nel frattempo cresceva in me il desiderio di tornare in Terra Santa. Il 20 giugno 1996 rivedevo le mura di Gerusalemme, in anni segnati da profonde tensioni politiche dopo l’assassinio di Rabin e l’avvento del primo governo Netanyahu. Lavorai inizialmente nella Segreteria della Custodia, poi fui direttore della Biblioteca centrale e della rivista La Terra Santa, fino al 2006.
Nel 2007 chiesi di tornare in Italia, desiderando di vivere il ministero sacerdotale in modo più diretto. L’obbedienza mi riportò a Monte Mesma, nel convento del mio noviziato. Fu quasi un ricominciare da zero.
Vi rimasi nove anni. Accanto al lavoro nella biblioteca, celebravo nelle case di riposo e nelle comunità religiose, confessavo, predicavo e accompagnavo pellegrinaggi. Ricordo in particolare le Peregrinatio dal Sacro Monte d’Orta a quello di Varallo, le Messe celebrate sulle montagne e negli alpeggi e l’accoglienza di scolaresche e turisti. Nel 2010 tornai ancora in Terra Santa con gli Amici della Via Francigena: raggiungere i luoghi santi camminando lungo sentieri che sembravano conservare l’impronta dei passi di Gesù rimane un ricordo particolarmente caro.
All’inizio del 2016 mi fu affidata la stesura di una storia della Provincia di San Bonaventura e del francescanesimo in Piemonte. Fu un lavoro appassionante, fatto di fonti, biblioteche e ricerche, che dopo circa sei anni decisi però di interrompere perché avrebbe richiesto una dedizione quasi esclusiva.
Sempre nel 2016 fui trasferito a Casale Monferrato come economo. Vi rimasi due anni, fino alla chiusura del convento. Mi affascinarono la storia e la bellezza della città, ma soprattutto le persone incontrate, alcune delle quali fanno ancora parte della mia vita.
Dopo Casale arrivò Sabbioncello. Nei cinque anni trascorsi lì fui soprattutto assistente della fraternità locale dell’Ordine Francescano Secolare. Anche questa esperienza mi regalò molte relazioni e, nell’agosto 2023, insieme ad alcuni membri della Fraternità e amici, percorsi il Cammino di San Francesco dalla Verna ad Assisi: 228 chilometri in undici tappe.
Il 13 settembre 2023 approdai infine a San Francesco del Deserto, insieme a fra Maurizio. In questi anni sull’isola, chiamata fin dalle origini francescane “il Paradiso”, ho incontrato moltissime persone tra turisti, gruppi e partecipanti ai weekend di spiritualità.
Proprio qui, recentemente, ho ritrovato fra Atef, un compagno di seminario siriano che non vedevo da trentacinque anni, cioè dai giorni della mia ordinazione.
Ritrovarci proprio in occasione dell’anniversario delle nostre ordinazioni in Terra Santa l’ho accolto come un dono speciale del Signore.
Guardando indietro, non vedo soltanto conventi, incarichi o lavori svolti. Vedo soprattutto una lunga storia di luoghi, persone e incontri attraverso i quali il Signore mi ha accompagnato.
Di tutto rendo grazie a Colui che mi ha chiamato al suo servizio e che, chiamandomi, si è assunto anche l’impegno di aiutarmi e sostenermi lungo il cammino. E con Lui ringrazio tutti i fratelli e le sorelle che in questi trentacinque anni mi sono stati donati e che ormai fanno parte della mia stessa vita.