«Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva» (Mc 1,31). 
 
In un singolo versetto troviamo una quantità significativa di dettagli che ci portano nel cuore del vangelo e della fede cristiana. Sarebbe già ampiamente sufficiente il primo verbo, che nel testo greco lo troviamo scritto così: “προσελθὼν” (traduzione: “Egli si avvicinò).
Nella parabola del buon Samaritano possiamo leggere questa identica forma verbale quando viene descritta la prima azione del viaggiatore non giudeo, quando si trova davanti agli occhi il dramma dell’uomo lasciato in fin di vita ai bordi della strada: “Gli si fece vicino” (Lc 10,34). Questo avvicinamento è la conseguenza della compassione e la premessa della cura; è il movimento indispensabile alla pratica dell’amore cristiano, l’atto di curvarsi sulle ferite del fratello che soffre; è lo spostamento che provoca la prossimità, il contrario del distacco e dell’indifferenza.
Anche Gesù, come il Samaritano, utilizza le mani per risollevare la suocera di Simone. È la prima volta che troviamo nel vangelo di Marco gli effetti terapeutici prodotti dal corpo di Gesù; finora abbiamo assistito al potere e all’autorità della sua parola. La corporeità di Cristo, che prende per mano questa donna malata, crea fin dagli inizi della sua vita pubblica dinamiche pasquali: l’espressione “la fece alzare” corrisponde nel testo antico al termine “ἤγειρεν”; “eghèiro” è il verbo tecnico utilizzato per raccontare la risurrezione di Gesù; detto in altri termini, la suocera di Pietro viene ‘risuscitata’, e la conseguenza di questa nuova vita, ricevuta attraverso quel canale privilegiato della Grazia che è il contatto fisico con Cristo, è una immediata qualità evangelica della sua esistenza: aveva appena recuperato le forze e già “ella li serviva”.
Il verbo usato in questo caso ha una sonorità a noi ben nota: “διηκόνει” (diekònei); la ‘diakonìa’ nella comunità cristiana è la dimensione del servizio che nasce dall’incontro personale con il Maestro. Lo stesso miracolo potrebbe accadere a noi, che mangiamo la carne del Figlio dell’uomo, che partecipiamo all’eucaristia, che ascoltiamo la Parola di Dio: anche il mio corpo può trasmettere agli altri qualcosa di bello e di sano: apertura, accoglienza, dedizione, gratuità, presenza, sostegno… La fede e la carità, la preghiera e l’amore, la profondità spirituale e la concretezza del servizio… queste polarità non sono mai in conflitto; non si tratta di scegliere tra ciò che appartiene a Dio e ciò che riguarda la storia degli uomini. Da quando Gesù è entrato nella nostra storia e ha iniziato a calpestare questo pianeta, l’esperienza più umana, più carnale e più toccante è l’incontro con Dio.
 
Don Andrea