Il teologo Tomàš Halìk dice che lì dove tocchi la sofferenza dell’uomo – e forse solo lì – riconoscerai che il Signore è presente, perché tutte le ferite dolorose, tutte le miserie del mondo e dell’umanità sono ferite di Cristo.
È un passo esistenziale e di fede impegnativo e apparentemente insensato, ma è la via per la pienezza di vita, la risurrezione. Solo toccando le ferite altrui possiamo scoprire le nostre: solo infilando il dito nelle piaghe dell’altro, accogliendo il suo dolore, il suo diritto alla sofferenza e il suo bisogno di abitare con altri quella solitudine estrema, potremo guardare con bontà e coraggio anche le nostre macerie… E finalmente benedirle!
Beati noi, samaritani feriti e feribili, perché la mano che si tende a chiedere o a dare aiuto può essere la nostra!