L’ICONA DI QUELLA CORSA

Quando era ancora buio… C’era dell’oscurità che sembrava non sciogliersi più, quel mattino. Il buio di quanto era stato vissuto poche ore prima si allungava sul nuovo giorno. Dolore, paura, lacrime versate, speranze infrante. Se era morto Colui nel quale era la vita e quella vita era la luce degli uomini, cosa poteva restare? Solo tanto buio, da non vedere nulla, da non poter più fare niente.
Una donna, però, si alza e va, sfidando il dominio delle tenebre: l’amore forte e fedele visto sul volto del Crocifisso era in lei come la promessa di un legame che non poteva essere spezzato; le parole di vita, ascoltate tante volte dalle labbra del suo Maestro amato, meritavano la ricerca, meritavano un’uscita quasi notturna, meritavano la presenza e l’affetto sul luogo dove la parola “fine” sembrava aver eretto il suo monumento. Quella donna, Maria Maddalena, recatasi al sepolcro vide che “la pietra era stata tolta”. Un segno ancora tutto da scoprire e comprendere -ci saranno sul suo cuore altre pietre di afflizione e incredulità che il Risorto saprà rimuovere – ma intanto un varco è stato trovato inaspettatamente aperto e il suo sguardo vigile lo ha visto. Spesso accade così, perché la risurrezione ha un carattere discreto: comincia ad offrirsi a chi sa attraversare il buio per continuare a cercare, nonostante apparenze che sembrano smentire la speranza; la risurrezione si affaccia delicatamente a chi sa scorgere segni di liberazione, sa vedere “pietre che non ci sono più”, sa riconoscere varchi, a volte anche solo piccole aperture, che però sbloccano situazioni, propiziano incontri, mettono in movimento, riaccendono speranze e fiducia.
Poi, il ritorno di corsa di quella donna per raggiungere l’ultimo brandello di una comunità ormai dispersa. Si trovavano ancora assieme, quel mattino, Pietro, il discepolo perdonato, e l’altro, il discepolo amato, quasi a significare che il perdono e l’amore di Gesù sono, alla fine, ciò che resta. Il testo non riferisce alcuna parola di questi due discepoli – ci sarà stato tra loro un fulmineo sguardo d’intesa? –, ma solo l’immediato correre al sepolcro. Un’icona straordinaria, quella corsa, decisa tra il desiderio e il timore, con il presentimento di un amore indistruttibile, con in cuore le parole del Maestro “io sono la risurrezione e la vita… voi siete miei amici… vi rivedrò di nuovo…”.
È proprio così che molte volte la risurrezione di Cristo inizia a manifestarsi nella nostra vita: quando per il credito dato alla memoria e alla promessa dell’amore, osiamo rispondere, uscire, partire. E donare, perdonare, servire. Con la mite luce della Parola e l’affidamento a quel compimento che, oggi, la Pasqua ci rivela.
Sr. Enrica Serena