Ho sempre accolto con gioia Eliseo perché vedo in questo pellegrino di Dio i segni di una santità vissuta nella povertà.
Anch’io, nonostante non mi manchi la sicurezza materiale, vivo la povertà di una donna che non ha potuto generare una vita. Ora, sulla porta della stanza, sto ascoltando meravigliata questa promessa di un figlio. E io credo alle parole di questo profeta: sto pensando che questo è come un incontro delle nostre povertà da cui l’Onnipotente può generare un miracolo.
Mi affaccio alla porta come fossi di fronte al mistero dell’esistere: lo faccio con venerazione e rispetto, confidando che anche in ciò che ci sembra una perdita di noi stessi si nasconde un ritrovarsi in Dio a livelli più profondi, una semina in vista di un raccolto cento volte più abbondante.