Frate Enrico, presentando il precedente numero de Il Cingolo, auspicava uno scambio autentico tra i frati: non solo raccontare ciò che facciamo, ma come viviamo. Il mio abituale stile da cronista, e il contesto vivace del Santuario di Chiampo, rischiano invece di fermarsi ai fatti. Provo allora a parlare anche di emozioni.
Da due anni attendevamo di celebrare la festa del Beato Claudio con il Cardinale Parolin. Impedimenti precedenti lo avevano reso impossibile, ma nel clima del Giubileo della Speranza abbiamo riproposto l’invito, e la risposta è arrivata. La preparazione dell’evento ha coinvolto Comune, Sindaci, forze dell’ordine, alpini, volontari e frati, in un movimento intenso e corale.
Il 7 settembre il Cardinale arriva con grande semplicità, accolto dal Guardiano. Colpito dall’apparato organizzativo, si ferma a parlare con alpini e fedeli, rompendo ogni formalità. In chiesa, già gremita di oltre 1300 persone, sono presenti le autorità civili, molti frati e sacerdoti, e il picchetto d’onore. Quando il Cardinale entra, accompagnato dal Guardiano e dal parroco di Montebello, tra i presenti si avverte una forte emozione.
Nell’omelia esalta non tanto la biografia del Beato Claudio, quanto la sua “Via della Bellezza”: la capacità di scolpire il Vangelo attraverso opere che sono espressione di fede e contemplazione, in pieno spirito francescano.
Al termine, la preghiera del Sindaco per la protezione della Vallata e la processione alla Grotta di Lourdes aggiungono intensità alla celebrazione. Poi, nella semplicità del refettorio, il Cardinale si rivela fratello tra i fratelli: conversa, scherza, si interessa della nostra vita. Una cena condivisa, una stretta di mano a ciascuno, e infine il riposo in convento prima di ripartire il mattino seguente.
Grazie, Cardinale Parolin: ci resta nel cuore la tua solenne semplicità e familiarità.