
Dopo alcuni anni trascorsi in ambienti francescani liguri, nel settembre 2022 l’obbedienza mi ha riportato nella mia terra d’origine, il Piemonte, e precisamente a Torino, presso il convento di Sant’Antonio. Qui ho potuto riprendere un confronto diretto con il mondo dei poveri, che rappresenta da sempre il cuore del carisma francescano. Questo storico convento ha infatti mantenuto nel tempo un forte impegno verso i più bisognosi, attraverso la mensa e il Centro di Ascolto, veri punti di riferimento per molte persone in difficoltà.
È proprio in questo contesto che, già durante la formazione e il discernimento vocazionale, ho avuto modo di conoscere da vicino la realtà della povertà, iniziando il servizio in mensa e incontrando volontari generosi e disponibili. Negli anni ’80, quando iniziai, la situazione era più semplice: le persone accolte erano meno e i servizi limitati. Con il tempo, però, la complessità dei bisogni è aumentata e sono nati nuovi interventi: spazi di accoglienza per giovani con fragilità morali e psichiche, ambienti per studenti universitari, camere con servizi e spazi comuni come cucina, biblioteca e lavanderia.
Oggi la mensa accoglie circa 400 persone al giorno: un centinaio consuma un pasto caldo ai tavoli, mentre gli altri ricevono un sacchetto viveri da portare via. Il servizio è garantito grazie all’impegno quotidiano di numerosi volontari, dal lunedì al sabato. Ogni giovedì pomeriggio viene inoltre distribuito un pacco alimentare alle famiglie più bisognose, mentre la domenica pomeriggio si propone un momento di incontro, convivialità e festa, con una merenda condivisa e un tempo di preghiera o ascolto della Parola.
Questa esperienza insegna che il servizio ai poveri non si riduce all’aiuto materiale, ma passa soprattutto attraverso l’ascolto, l’empatia e il rispetto della dignità di ogni persona. In questi incontri, spesso, chi serve scopre di essere a sua volta trasformato, maturando gratitudine, consapevolezza della propria fragilità e una ricchezza spirituale inattesa.
“I poveri ci evangelizzano”: a distanza di anni, questa affermazione continua a interrogarmi profondamente. Ci credo veramente?