“Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. Lc. 14, 26

Gesù invita il discepolo a sedersi, a sostare, per riflettere sul senso e sulle motivazioni della propria sequela. Come ci ricorda la prima lettura occorre vivere con sapienza, vigilando con diligenza sulla propria esistenza. Non si tratta di una sapienza umana, ma di una sapienza che “viene dall’alto”, dono del Santo Spirito di Dio.

Gesù pone oggi il discepolo davanti a una logica paradossale: “odiare” i propri cari, “prendere la croce”, “rinunciare a tutti i propri averi”. Come intendere queste affermazioni che sembrano essere troppo dure? Gesù per bene tre volte parla di “portare a termine”, “finire il lavoro”. In fondo la vera radicalità del cammino sta proprio in questo: arrivare fino in fondo, portare a termine l’opera iniziata, senza lasciarla a metà. La vera radicalità è la perseveranza. Le altre condizioni richieste si possono riassumere in un’unica espressione: aprire la propria vita a una diversa misura d’amore.

Questa diversa misura significa amare come lui ha amato, continuare ad amare laddove sperimentiamo odio, ostilità, indifferenza, ingratitudine. Sì, la vera radicalità è la perseveranza o meglio la perseveranza nell’amore. Altrimenti, senza l’amore, la perseveranza stessa rischia di degenerare in ostinazione o in una mera fedeltà a se stessi anzichè al Signore e al suo Vangelo.

Mentre una grande folla andava con lui Gesù si volta e mostra il suo volto. Prima ancora di pronunciare parole e fare discorsi, egli mostra il proprio volto. Lo offre, lo dona. É il suo volto a ricordarci che la perseveranza della sequela è resa possibile dalla sua grazia, non dalla nostra conquista. Forse più che parlare di condizioni per la sequela dovremo parlare di frutti. Non sono le condizioni a rendere possibile la comunione con il Signore. É il rimanere in relazione autentica con lui, accogliere la sua diversa misura d’amore che porta i suoi frutti in noi, consentendoci di vivere le esigenze radicali del Vangelo. Radicali non perché eroiche ma perché radicate nell’amore che il Signore nutre per ciascuno dei noi.

Sorelle Clarisse Monastero Porto Viro