“Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” Lc 12,49.
Nel Vangelo di Luca ascoltiamo uno dei rari testi che aprono uno squarcio nel cuore di Gesù e che ci consente di scorgere i suoi sentimenti, qualificati al tempo stesso da desiderio e angoscia. “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso. Ho un battesimo nel quale sarò battezzato e come sono angosciato finché non sia compiuto”.
Ci sorprende questa associazione tra due sentimenti opposti: desiderio e angoscia. Siamo condizionati da una idea sbagliata di desiderio: lo intendiamo come una dinamica appagante, dimenticando l’aspetto di rinuncia che comporta. C’è il rischio di identificare il desiderio con la ricerca di se stessi, del proprio bene o, peggio, del proprio utile.
Ben diverso è il desiderio che anima Gesù; ciò che egli desidera si identifica con il bene di molti, non con il proprio. Non cerca il proprio volere ma quello del Padre. “Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto”.
Desiderare in questo modo significa entrare nell’angoscia, nella lotta perché significa spogliarsi di ogni brama di possesso o di dominio sulla propria vita. Occorre lottare per non possedere la propria esistenza, ma per donarla. Non c’è dono di sé che non comporti questa lotta. Noi spesso lottiamo male, perché la nostra lotta è spesso tesa a possedere, non solo i beni, ricchezze, ma anche legami, affetti, relazioni, persone…La vicenda pasquale di Gesù e la sua stessa vita ci testimoniano invece che la vera lotta è tesa non a possedere ma a rinunciare a noi stessi per assumere la logica del dono. Comprendiamo allora cosa significhi per Gesù di essere venuto a portare non la pace sulla terra ma la divisione. Di fronte a Gesù non possiamo rimanere neutrali o indifferenti. Dobbiamo decidere in che modo vivere: secondo la logica di Gesù e del suo Vangelo o secondo altre logiche, più mondane o egoistiche. Dobbiamo decidere se vogliamo vivere piacendo a noi stessi anziché lasciar fiorire in pienezza il nostro desiderio attraverso il dono di noi stessi a Dio e agli altri.
Queste decisioni non ci lasciano in pace, ci scuotono, creano divisione non solo nelle relazioni con gli altri ma dentro il nostro stesso cuore. Ecco il fuoco che Gesù è venuto a portare. Un fuoco purificatore, tale da liberare in noi l’autenticità del desiderio, aprendo la nostra vita, così spesso ripiegata su di sé, all’incontro con l’altro, perché né il mio, né il suo, ma il nostro desiderio sia l’orizzonte di una vita compiuta e felice.
Nella prima lettura Ebed-Melec ha il coraggio di prendere posizione. Espone la propria vita al rischio, per liberare Geremia da una morte certa.
Ecco la vera pace che siamo chiamati a vivere. Non quella che ci consente di rifugiarci in una facile indifferenza, ma quella “che non ci dà pace” finché la nostra responsabilità verso gli altri non abbia generato frutti di vita, anziché di morte.
Sorelle Clarisse Monastero Porto Viro