«Signore, sono pochi quelli che si salvano?» Lc 13,23.
La Liturgia di questa domenica mette insieme due opposti: da una parte la voce del profeta Isaia che annuncia il dono della salvezza a tutti i popoli e dall’altra la pagina evangelica che pone in evidenza la porta stretta da attraversare. E mentre Isaia allarga le porte, nel Vangelo emerge un interrogativo rivolto a Gesù: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”
Gesù non quantifica il numero dei salvati, (non serve tenere la contabilità dei salvati!), piuttosto si sofferma sull’importanza di una risposta personale: ogni giorno il credente è chiamato a una grande battaglia contro il male che trova in sé stesso e attorno a sé e contro ogni forma di scoraggiamento. La salvezza dunque, pur essendo dono e grazia, richiede un serio e gioioso impegno personale.
Nel Regno di Dio non si entra per diritto acquisito, ma attraverso una vita vissuta nella fede e nell’amore concreto.
Non basta una fede superficiale, una religiosità formale, occorre mettere in pratica il Vangelo.
San Paolo ci ricorda che il cammino della fede è spesso segnato da prove e correzioni. Accettare con fiducia le difficoltà della vita, è parte del nostro pellegrinaggio verso il Regno di Dio.
La porta stretta è il cammino dell’umiltà, del servizio, della fedeltà quotidiana, del dono di sé, che trasformano il nostro cuore, secondo il cuore di Dio.
Sorelle Clarisse Monastero Porto Viro