“Signore aumenta la nostra fede” Lc 17,5
“Il giusto vivrà per la sua fede” (Ab 2,4). Sullo sfondo di questa affermazione c’è la figura di Abramo, il quale “ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia” (Gal 3,6)..
Quali sono i tratti di una fede autentica?
La parola di Dio di questa domenica ci suggerisce alcune vie di risposta.
Il primo tratto ce lo ricorda il profeta Abacuc: “É una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce”. La fede sa attendere il compimento della parola di Dio e delle sue promesse. Sa attendere il maturare dei tempi propri e quelli degli altri. Non si blocca, non si scoraggia, non pretende di avere subito le risposte alle proprie domande ma ripone la propria fiducia in colui che potrà rispondere quando e come vorrà. Nello stesso tempo questa attesa non è inerte, passiva, si dà da fare, per ravvivare il dono di Dio che è stato posto in noi dallo Spirito.
La fede è anche un dono da custodire come un bene prezioso, che ci è stato affidato. Occorre farlo soprattutto nei tempi di prova, nei quali la fedeltà al Vangelo implica sofferenza e persecuzioni. Le caratteristiche principali dell’autenticità della fede sono però altre e ci vengono ricordate da Luca.
La prima: è grande la fede che si riconosce piccola.
“Se aveste fede quanto un granello di senape…” Il chicco di senape è piccolo ma straordinariamente efficace. Tale deve essere la nostra fede piccola ma autentica; povera, ma feconda. Quanto più accetta la propria povertà e mescolanza con l’incredulità tanto più diventa grande ed efficace, perché diventa spazio in cui Dio può manifestarsi.
C’è poi un’ultima caratteristica: la fede autentica appartiene a chi sa riconoscersi “servo inutile”, cioè semplice servo, consapevole di avere fatto niente di più di ciò che doveva fare. Questo riconoscersi servi inutili significa scoprire il volto del Dio della gratuità, la cui generosità eccede sempre i nostri limiti personali e comunitari.
Rompere la logica della ricompensa significa aprirsi alla gratuita che esige un rapporto di reciproca fiducia. Il servo non avanza pretese per il suo lavoro e il padrone non condiziona la sua fiducia a quanto il servo farà o non farà. Maturando questa relazione di reciproca fiducia, il servo del Vangelo impara a rispondere con tutto se stesso per custodire “il bene prezioso che gli è stato affidato” (cfr 2 Tm 2,14).
Sorelle Clarisse Monastero Porto Viro