“Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti” Lc 14,13-14.

Il vangelo di questa domenica ci indica la via dell’umiltà come la via gradita a Dio. Nella prima lettura il libro del Siracide esalta l’umiltà, la mitezza e la povertà come condizioni dove Dio si rivela e che glorificano il Signore. Perché essere poveri, umili, miti in un mondo dove l’arroganza, la prepotenza, la superbia sembrano rendere ragione all’uomo che fa di sé stesso la misura della vita e quindi cerca di essere grande?

L’uomo trova veramente sé stesso e la propria misura di vita nella relazione con Dio, riconoscendosi creatura amata da Dio, per questo occorre essere piccoli, umili miti. Perché la piccolezza diventa lo spazio dove Dio può rivelarsi, come in Maria piccola serva dove Dio si fa carne.

La via dell’umiltà ce la indica Gesù, Lui è il Piccolo: Dio che si fa uomo, è umile, consegna sé stesso, la propria vita sulla croce nel silenzio, Lui è mite, “come Agnello condotto al macello”. Se l’uomo di oggi imparasse a vivere nell’umiltà la convivenza fra gli uomini, i popoli e le nazioni sarebbe più pacifica.

Guardiamo a Gesù, mite e umile di cuore, per imparare da Lui la mitezza, l’umiltà e la piccolezza del Figlio amato dal Padre. Così non saremo preoccupati di cercare il primo posto perché troveremo sempre il nostro posto, di coloro che sono amati gratuitamente dal Padre, suoi figli insieme ai poveri, storpi zoppi ciechi, nostri fratelli bisognosi di essere amati come noi.

Sorelle Clarisse Monastero Porto Viro