Siamo sempre fieri di avere qualche carica o titolo onorifico, un ruolo anche piccolo, una vita che emerga dalla massa per sentirci importanti, per essere riconosciuti e ammirati da amici e conoscenti.

Il rischio è quello di cercare fuori di noi il nostro valore, il riconoscimento che alimenta la vanità del nostro io che vuole sempre emergere e ci fa credere che la nostra vera identità sia ciò che appare. Siamo discepoli di un maestro che ha scelto l’ultimo posto, che non aveva dove posare il capo, che è stato crocifisso.

Cercare di seguirlo richiede un cambio di prospettiva, una vera e propria conversione delle nostre attese irrealistiche e mondane perché: «chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».