Mi sorprende pensare che tu, Signore, mi stai restituendo un’identità, la fisionomia di ciò che io sono come credente.

Mi sorprende, perché mi vedo sempre un po’ mancante, incoerente di fronte alla bellezza e all’esigenza della tua parola e al dono che tu sei per me, per noi: solo amore. Mi guardo sempre in un divenire, in una conversione che chiede un cammino e che, forse, mi donerà di essere più simile a te.

Tu, invece, mi dici che già sono luce nel buio del mondo e sale che dà sapore alla vita. In me opera la tua potenza che fa cambiare le cose e le rende belle e buone. Non devo pensare di fare grandi cose, ma di essere nella pasta del mondo, come il sale che silenziosamente cambia il sapore.