Davanti al sepolcro vuoto Maria piange. Quel vuoto fisico, l’assenza del corpo, fanno da specchio al vuoto che sente dentro di sé, all’assenza così lacerante del maestro.

Le lacrime sono piene dei ricordi di tanti momenti vissuti alla sua sequela, gesti quotidiani condivisi con semplicità, parole che si sono sedimentate come un insegnamento. La memoria di quei giorni è indelebile, ma non annulla il vuoto di qualcosa che è finito. Le lacrime e l’urlo di dolore di quel vuoto sono come una nebbia che impedisce di vedere.

In quel buio una voce che chiama per nome apre all’incontro e Maria può finalmente riconoscere il suo maestro. Può ora comprendere con chiarezza il senso delle sue parole, la portata dei suoi gesti. Può ora comprendere in pienezza la misura del suo amore e del dono di vita.