Alla domanda sul Cristo, Gesù risponde ancora con la metafora del pastore e del gregge, illuminata da un senso di fiducia e di reciproca appartenenza.

Sulla figura del Cristo esistevano in Israele diverse attese, che andavano dal liberatore militare al leader religioso, al giudice degli ultimi tempi.

Gesù va oltre queste immagini e aspettative e rimanda a tutto quello che egli ha fatto e detto fin qui nel vangelo: il suo venire tra noi è in nome del Padre, a ricomporre una fraternità umana in pace con Dio, non per mezzo di azioni di potere, ma richiamando i cuori al dono di grazia che, attraverso la fede, libera i cuori dal male.

Chi riconosce in Gesù la voce di Dio, si apre ad una vita amata e amante, coinvolta nel fare di tutti e tutte una cosa sola, come Gesù e il Padre sono una cosa sola.