Nel dialogo teso con i Giudei, Gesù si espone dicendo «Io sono», che significa «Io sono Dio». Per questo i suoi interlocutori, alla fine, vogliono lapidarlo.
Troppo attenti a far valere le loro ragioni, non riescono a cogliere la profondità di ciò che dice Gesù. Nasce anche per noi l’invito ad osservare la parola custodendola e meditandola nel cuore, per poterci accorgere dei frutti che essa produce nella nostra vita.
Chi osserva la parola non vedrà la morte. Gesù non sta parlando della morte fisica, ma un’altra morte: quella di chi non trova il senso di ciò che fa e procede per inerzia; di chi si accontenta di situazioni mediocri, di chi cerca compromessi.
Al contrario vive davvero la vita chi si mette alla sequela di Gesù per imparare ad amare come lui.