La prima lettura e il vangelo richiamano il nostro sguardo sui paesi di Zabulon e Neftali: le due province a nord di Israele che erano state le prime a subire l’invasione e la devastazione degli assiri, otto secoli prima della nascita di Gesù.
Da questi territori di frontiera, considerati contaminati a causa delle numerose invasioni straniere, il Messia inizia la sua predicazione. L’evangelista Matteo vede in ciò il realizzarsi dell’antica profezia di Isaia: il rifulgere di una luce, la moltiplicazione della gioia, la liberazione dall’oppressione.
Il vangelo inizia proprio così la sua corsa: da una periferia, da un luogo che simbolicamente significa schiavitù, impurità, marginalità. L’avvicinarsi del regno appare come luce benefica che sorge e distende i suoi raggi luminosi sulla terra.