La fine della vicenda terrena di Gesù ci regala la serenità di poter seguire il maestro nel nostro personale cammino, senza dover più vivere nella schiavitù di un continuo confronto con gli altri e senza sentire il proprio fratello come una minaccia.

Pietro viene dolcemente richiamato all’unica cosa necessaria: «Tu seguimi». L’esortazione a non preoccuparsi della sequela altrui non è evidentemente l’invito a disinteressarsi dei propri fratelli, rimanendo lontani e indifferenti ai loro passi.

È piuttosto l’annuncio liberante di una possibilità multiforme di rimanere con il Signore risorto, ciascuno secondo il suo dono, la sua propria chiamata, la sua propria forma.
Credendo e vivendo questa verità i discepoli non fanno altro che celebrare con gioia la creativa opera dello Spirito del Signore.