Il gran vociare mi spinse fuori dalla mia povera capanna, costruita, in qualche modo, tra gli arbusti sulla riva del lago.

Vedo una folla che pende dalle labbra del maestro: molti malati, storpi, ciechi, alcuni persino indemoniati. Sbalordito e quasi incredulo mi unisco a loro con il desiderio di non lasciarmi scappare l’occasione di vederlo. Avevo sentito parlare molto di questo Rabbì, ma non l’avevo mai incontrato personalmente.

Mi faccio largo tra la folla e, tra una gomitata e l’altra, gli arrivo di fronte. Mi colpiscono gli occhi e il suo sguardo: trasmettono grandissima bontà e profonda compassione. Lo guardo con più attenzione: il suo volto è rigato da calde lacrime.