Vedere quel piccolo in braccio a Simeone, più anziano di me nonostante io abbia ottantaquattro anni, mi ha fatto ripensare a tutte le età della mia lunga vita.

Fanciullezza, giovinezza, matrimonio, vedovanza: se ora sono assidua frequentatrice del tempio è perché in ogni stagione ho sentito su di me lo sguardo paterno di Dio, e la sua grazia mi ha aiutato a vivere in pienezza i miei giorni, pur nelle diverse situazioni. Adesso sono io che posso fissare lo sguardo su di lui, che ha voluto sperimentare fino in fondo la nostra vita umana, la sua precarietà come pure gli affetti famigliari.

Ho sentito che tra poco ritorneranno a Nazaret: auguri, bambino mio, che tu possa crescere in sapienza e grazia in quel luogo nascosto, fino a quando vorrai rivelarti per quello che sei.