Gesù sta parlando a discepoli spaventati, che sperimentano l’ostilità.
Li esorta a non ripiegarsi nella tristezza e, con l’immagine del parto, annuncia loro che la sofferenza e il dolore non sono esperienze sterili, ma finalizzate a una misteriosa felicità, come succede a una madre che sta partorendo tra le doglie.
Quando ci capitano avvenimenti non previsti né desiderabili, rischiamo di richiamare alla memoria solo i sentimenti di paura e angoscia e così sprofondiamo in fretta nel buio e nella solitudine. Qui si inserisce la voce di Dio, capace con il suo grande amore di ricordarsi sempre di tutto il percorso della nostra storia.
Le sofferenze non cercate ma accolte, infatti, nelle mani di Dio diventano passaggi nei quali qualcosa di nuovo può venire alla luce.