Essere piccolo, bambino debole e fragile è dare la possibilità al Padre di venirmi incontro lì dove sono, nella povertà in cui mi trovo, nella solitudine che sento.

Piccolezza e povertà mettono in movimento il Padre: fanno risuonare le corde del suo cuore. Da questo amore è sgorgato e sgorga come dono il suo Figlio che, fatto carne, presenza viva, scende nelle strade del mondo per salvare chi si è perduto, per salvare chi, come i bambini, non può vivere da solo.

La solitudine della quotidianità trova la sua pienezza nel perdersi nella sua presenza, nel suo amore misericordioso, nel lasciarsi amare, nell’ascoltare la sua voce per camminare nella sua via.