Sembra che l’impegno di tutti sia di rimanere vivi, di conservare a lungo la vita. Si esorcizzano l’anzianità e la morte, ci si riveste di maschere pur di non far vedere i lineamenti che raccontano l’avanzare del tempo, si rischia di rimanere eterni adolescenti.
Non ci accorgiamo che solo accogliendolo, imparando a perdere, iniziamo a essere vivi. Sembra un paradosso, ma la natura stessa ce lo indica: il seme deve morire per dare frutto, la vita è un continuo ri-cominciare da inizio ad inizio, senza fine, per poter arrivare al compimento.
Morire a sé per accogliere la sfida della nostra rinascita, trasformando la vulnerabilità in forza e impegno, la minaccia in coraggio, il dolore in solidarietà, la passività in attivismo, e permettere all’eterno di abitare in noi e nel tempo.