Forse lo incontri quando il cuore rallenta e la pace prende il posto dell’agitazione: così è stato per me e Diego arrivando a Mantova, accolti da volti amici il giorno prima della professione. La fraternità preparava tutto con la solita generosità e, tra i lavori, cresceva la gioia. Alle domande “Sei pronto?” capivamo che l’unico davvero pronto era Dio, che ha scommesso su di noi e ci dà la forza del nostro “sì”.

La mattina seguente tutto scorreva verso il grande momento: saluti, preparativi, un pranzo veloce e il colloquio con fra Antonio, che con semplicità fraterna ci ha dato coraggio e serenità. Poi il consiglio dei fratelli di ritagliarci un tempo di silenzio. Nella cappellina rileggiamo il Vangelo di Mt 6,33, condividiamo ciò che portiamo nel cuore e preghiamo prima di avviarci alla celebrazione.

Incenso, canti, gesti, parole, ginocchia sul marmo: tutto entra nella memoria con una forza inattesa. Applausi, abbracci, lacrime e sorrisi: una gratitudine che esplode dentro e rimane come un dono grande.

Il giorno dopo ridiamo ricordando perfino le litanie sdraiati a terra, e quanto siano potenti le parole della professione. Poi i saluti veloci a tanti arrivati da lontano, con la gioia e il dispiacere di non riuscire a dedicare a tutti il tempo desiderato.

La festa in chiostro, con amici, fratelli e la generosità della Pro Loco e del gruppo della salamella, crea un clima di intimità e di sincero “noi ci siamo per voi”. Il giorno seguente si torna nelle proprie fraternità, senza superpoteri ma con una consapevolezza nuova: siamo sempre Diego Taddei e Ivan Montagner, poveri e pieni di doni.

E un’enorme gratitudine: “Signore Gesù, grazie per averci fatto scorgere il Tuo Regno. Donaci di tornare sempre a Te, di affidarci al Padre e allo Spirito che ci muove”. Amen.