XXIII Domenica del Tempo Ordinario 

Mt 18,15-20 
Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.

Convento di sant'Antonio - Milano 

Và e non peccare più!

Ma come? Non aveva Gesù chiesto di perdonare settanta volte sette? Come mai ora questa rigidità?
Gesù aveva detto un tempo: “Se (il tuo fratello) commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai”. E alla domanda insistente di Pietro: “quante volte?”, aveva aggiungo: “Non ti dico sette volte, ma settanta volte sette!”. Come mai, allora, questo irrigidimento?
Semplice! Perché si tratta di situazioni totalmente diverse. Nel primo case c’è un fratello che commette ripetutamente colpe, ogni volta se ne pente e torna a chiedere perdono. Nel caso presente il fratello colpevole pur invitato più volte, non accetta la correzione, e rimane ostinatamente nella propria convinzione. Per questo Gesù dice “Sia per te come il pagano e il pubblicano”. Si è già allontanato da Dio con la propria colpa: ora si esclude dalla comunione con la comunità. Non resta che prenderne atto.
E allora, ci fermeremo qui? Certamente no!
Gesù stesso non rifiutava la compagnia dei pubblicani, anzi! La cercava con la passione del medico che non può rinunciare a prendersi cura dei malati. Ricordate le parole dette a Zaccheo: “Oggi devo fermarmi in casa tua”? E il pubblicano compassionevole che si ferma sulla strada che scende da Gerusalemme a Gerico? E il pubblicano lebbroso, unico che torna a dir grazie
a chi lo ha sanato? E il pubblicano che, in fondo al tempio, non osa neppure alzare lo sguardo al cielo, ma chiede a Dio “Abbi pietà di me, peccatore”?
Può forse Matteo, riportando queste parole, dimenticare lo sguardo posato su di lui da Gesù, mentre ancora sedeva al banco delle imposte? Gesù gli aveva detto “Seguimi”. Ed egli si era alzato e lo aveva seguito.
Quale dovrà essere allora il nostro comportamento verso il fratello che, ammonito per ben tre volte, si è rifiutato di ascoltare persino l’invito della comunità? Necessità di distanziamento: certo! Non con intento punitivo, però, ma per sollecitare ancor più il suo animo alla riflessione, affinché ritorni in sé e inizi un cammino di conversione, di ritorno a Dio.
Questo dovremmo chiedere al Signore Gesù per ogni fratello nel peccato ogni volta che ci raduniamo nel suo nome.
La comunità cristiana non può identificarsi con un tribunale che emette sentenze di condanna: non può che seguire l’esempio del suo Signore che anche al peccatore più incallito ripete: “...non ti condanno. Và e non peccare più!”.

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