XIX Domenica del Tempo Ordinario 

Mt 14,22-33 - Comandami di venire verso di te sulle acque

Sorelle clarisse di Bergamo 

“L’assenza-presenza del Maestro”

Il brano odierno può essere considerato una parafrasi dell’itinerario cristiano, dove l’assenza-presenza del Maestro caratterizza sovente le tumultuose notti dell’umanità, con le sue impetuose tempeste che mettono a dura prova la fede del discepolo e della comunità: i venti contrari agitano l’imbarcazione, mentre Egli se ne sta tutto solo sul monte a pregare, apparentemente incurante di quanto accade laggiù, sul mare. L’immagine evoca la barca della Chiesa che, dalla Pasqua alla Parusia, è chiamata ad affrontare difficili marosi sulle acque della storia, nella sua missione di annunciare il vangelo. La notte è lunga, le sofferenze e le persecuzionirischiano di far naufragare quella imbarcazione; attorno non s’intravvedono vie di uscita e lo sconforto assale e imprigiona i cuori e le menti, mentre un grido si eleva al cielo:«Dove sei Signore? Perché ci hai costretto ad intraprendere questa attraversata notturna, mentre noi saremmo stati volentieri accanto a te!».
Il contestoè quello della Pasqua e il Maestro che cammina sulle acque, al finire della notte, è il Risorto: libero dai limiti della natura e vittorioso persino sulle forze del mare, eglisi fa vicino ai suoi, per rassicurarli e aiutarli a compiere un’autentica professione di fede. La stessa che è chiesta alla comunità dei credenti perché, proprio come il suo Maestro, possa “avanzare” sulle acque impetuose del mare, simbolo del male, del peccato, della fragilità e del limite e annunciare la Buona Notizia.
Con il malenon si scherza! Solo rispondendo alla chiamata di Gesù,e non esclusivamente per libero arbitrio,è possibilecamminare sulle acque. Ce lo insegna bene Pietro che, all’invito del Signore, scende dalla barca e procede sul mare, come il suo Maestro.Ma, ahimè,è sufficiente distogliere lo sguardo da Gesù, come per confidare in se stessi,e il fallimento è assicurato.E di nuovo il Maestro tende la mano per riportarci in superficie.
Chiè, allora, il cristiano? Chi è il discepolo del Signore? Chi siamo noi, battezzati del terzo millennio se non coloro che, nel nome di Gesù,affrontano le dure tempeste della vita e che,consapevoli della propria incredulità, si fidano e si affidano alla parola di Gesù sperimentando, come dice l’apostolo delle genti, che quando siamo deboli, è allora che siamo forti.

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