XVIII Domenica del Tempo Ordinario 

Mt 14,13-21 - Tutti mangiarono e furono saziati

Sorelle clarisse di Bergamo 

“dare noi stessi da mangiare”

Il brano del Vangelo odierno segue quello della morte di Giovanni Battista. Questo evento provoca in Gesù il desiderio di ritirarsi in disparte, in un luogo deserto, per pregare e meditare il triste avvenimento. Il suo desiderio si incontra con quello della folla affamata che vuole ricevere da Lui il nutrimento che sostenga il corpo e che sfami il bisogno di senso edi pienezza di vita. Gesù,con la Parola e i gesti,esprimela sua compassione per l’umanità affamata di ieri e di oggi, comunica la passione d’amore del Padre che lo ha mandato a colmare la fame di ogni uomo, ea donare la consolante certezza che“nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore”. La compassione di Gesù è il movimento delle sue viscere di misericordia di fronte alla sofferenza della folla sfinita e mendica della sua presenza, ma è anche la capacità di vedere e attuare gesti concreti che intervengano a favore del bisogno dell’uomo. “Egli vide una gran folla, senti compassione, guarì i loro malati”. Dalla compassione scaturisce il miracolo del pane! Esso è narrato come un lavoro di mani che si uniscono: quelle di Gesù, dei discepoli, della folla. Mani che si aprono senza nulla trattenere e tutto restituire, perché il poco, con la collaborazione di tutti, “diventi una misura pigiata, scossa e traboccante”, che cade nel grembo di ogni uomo per sfamare la vita. Ancora una volta la Buona notizia che ci raggiunge è che il Signore si serve non della nostra grandezza o potenza, ma della nostra piccolezza e povertà amata e donata, dei nostri cinque pani e due pesci, perché il miracolo del bene si compia. Secondo il disegno misterioso di Dio, quando il pane non è più “mio”, ma diventa “nostro”, si moltiplica; quando ci fidiamo e affidiamo alla Parola e smettiamo di calcolare e progettare, ci viene restituito gratuitamente il centuplo. Nel “dare noi stessi da mangiare” compiamo un esodo, che ci fa uscire dalla nostra religiosità autoreferenziale, dai nostri piccoli mondi chiusi e conservativi per aprirci alla libertà dello Spirito che crea cose nuove:il piccolo diventa il grande, il poco il molto, l’uomo che si dona diventa come il Figlio amato. Occorre imparare ad essere un po’ folli, imparare a osare, come Francesco che si è donato tutto a Colui che tutto ha donato, sino a chiedere di portarci tutti in Paradiso. Oggi il Signore ci convoca come folla affamata attorno alla sua mensa e sfama la nostra fame di vita con il suo Corpo, la nostra fame di perdono, con la sua misericordia.

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