XV Domenica del Tempo Ordinario 

Mt 13,1-23 - Il seminatore uscì a seminare

Fraternità di Santo Stefano in Bologna 
Basilica di Santo Stefano
Via Santo Stefano, 24 

Il seme poi farà “il suo lavoro”



Matteo ci parla di un preciso sguardo del Maestro, la sua prospettiva verso la vita quotidiana di chi ascolta: seduto su una barca rivolto alla folla sulla riva Gesù racconta del seminatore e dei diversi terreni; è il cielo chesi rivolge alla terra e raggiunge tutti lì dove vivono, con le loro diversità.

Come sul vario terreno cadono abbondanti i semi, così su un’umanità diversifica arriva abbondante la Parola. È sempre questa la prospettiva evangelica: il Regno di Dio si fa vicino e rende possibile il cammino autentico di ciascuno.

Non è il cambiamento ad essere primariamente richiesto a ciascun discepolo, questa eventualmente è una prospettiva moralistica che pone il nostro agire come merito per avere l’amore di Dio. Tutta la vita di Gesù è in primis una “consegna a domicilio” della Buona Notizia. Il seme della vita di Gesù viene gettato, cade, arriva senza riservenella pasta del mondo, ovunque. L’accoglienza o meno di questo seme renderà possibile oppure ostacolerà il cambiamento di ciascuno e dell’umanità, è una conseguenza, precisamente il frutto.

Dopo la narrazione della Parabola, dalla folla emerge una voce distinta – è quella dei discepoli – che chiedono a Gesù come mai abbia scelto di parlare alle folle con parabole. La Parola di Gesù caduta come seme su quell’uditorio provoca una prima crescita evidente in questa domanda, rendendo alcuni della folla ascoltatori attenti e interessati, discepoli. La risposta che Gesù fornisce potrebbe sembrare a prima vista carica di una divisione tra gente meritevole di comprendere (i discepoli) e gli altri esclusi da questo annuncio. Gesù dice “a voi è dato conoscere…” evidenziando come la partecipazione alla vita di Dio è dono che viene dato e non conquista o capacità umana di comprensione. Sempre nella linea di quanto evidenziato prima, l’intenzione e il primo passo arrivano sempre dalla mano del seminatore ai diversi tipi di terreno, dalla barca alla folla sulla riva, da Gesù a ciascuno.

E come mai solo in alcuni terreni il seme porta frutto abbondante? Per preferenze del seminatore? Per cattiva accoglienza del terreno? Qui sta lo scarto che ci porta a prima vista a leggere nella preferenza di Dio la separazione degli uomini in buoni e cattivi, ma il seme cade ovunque e quindi questa lettura diventa fuorviante e infatti Gesù porta l’accento su due aspetti. Da una parte la sua predilezione per i piccoli che in una lettura solo umana non avrebbero le carte in regola per entrare nella sapienza nuova che lui porta. Dall’altra la libertà che resta comunque all’uomo di non accogliere il dono, di porsi su un piano di resistenza alla libera proposta di Dio di camminare insieme.

Lasciamo allora la “consueta” domanda sulla tipologia di terreno che noi siamo oggi e riceviamo questo vangelo lasciandoci stupire dal dono che dalla mano del Signore viene sul terreno della nostra vita e del mondo e cogliamo l’invito a fare spazio in noi alla novità di Dio che arriva abbondante. Il seme poi farà “il suo lavoro”.

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