XIII Domenica del Tempo Ordinario 

Mt 10,37-42 - Chi accoglie voi, accoglie me

Fraternità di Santo Stefano in Bologna 
Basilica di Santo Stefano
Via Santo Stefano, 24 

“Chi ama  padre o madre più di me non è degno di me”



“Chi ama (filein)padre o madre più di me non è degno di me” (Mt 10,37). L’evidente buon cambio di traduzione del verbo (ve lo ricordate lo sconvolgente: chi non odia suo padre o sua madre...?) evita certamente la percezione di un duro pugno nello stomaco nella lettura del brano evangelico di questa Domenica XIII, ma solo per un attimo perché lo spessore del testo non viene modificato. Mettere l’amore per il Signore al di sopra di ogni altro amore? Ad una prima lettura sembra essere una dichiarazione intensa, un bel pensiero, ma che rimane lì, nella testa. Così come: “Chi ama (filein) figlio o figlia più di menon è degno di me” Non so se c’è una mamma che con slancio possa dire: “Certo, è così: Il Signore più dei miei figli!”.

Non è semplice l’evangelo, soprattutto se continuiamo caparbiamente a leggerlo con una ottica di totale esclusività. Come certi discorsi o forti pretese nei confronti dell’altro/a in cui l’amore diventa egoistico, possessivo (o io o nessun altro), un amore che attira a sé l’attenzione pretendendo di diventare il dio della vita altrui, altrimenti non se fa nulla, nessuna relazione.

Ma l’amore di Gesù non è esclusivo, non elimina e non schiaccia altri amori! Altrimenti non riusciremmo a capire numerose pagine del Vangelo in cui l’amore del Signore si lega sempre all’altro, rimanda sempre ad altri. Quante volte l’evangelista Giovanni unisce l’amore a Cristo con e il Padre mio lo amerà; e in 1 Gv 4: se uno dice «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo!per non parlare dello stretto legame tra l’amore di Gesù e il prossimo, l’altro in difficoltà, l’altro da perdonare.

Ora, poiché l’amore del Signore non è esclusivo, possessivo, ma continuamente mi spinge ad aprire il cuore e la mente verso gli altri, vuoi vedere che se lo metto al primo posto, tutti gli altri “amori”, tutte le altre relazioni non solo non vengono annientate, ma crescono, diventano più vere, più profonde, sane direi anche. Magari troveremmo un’armonia che tanto cerchiamo con tutto ciò che ci circonda.

Amare di più Cristo, non è allora una cosa strana, anzi! Quel “più di me” evangelico è saggio, intelligente perché ci rende capaci di amare bene il padre, la madre, i figli, gli amici epersino -scherzando - le famose suocere, perché ci si libera da quell’ingombrante io che - lo sappiamo – spinge sempre ad usare l’altro, a prevaricare sull’altro. Sarebbe un rapporto di gran respiro, libero, anche con le cose del mondo!

Allora possiamo, tra le nostre preghiere, chiedere al Signore la grazia di imparare da lui come si ama e, mettendolo al primo posto, ci muoveremmo nei meandri non sempre facili delle relazioni, con i suoi modi: ad ampio respiro, come è stata tutta la sua vita e con i suoi gesti, anche quelli che ci sembrano poca cosa: un bicchiere d’acqua fresca.

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