Domenica del SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO 

Gv 6,51-58 - La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda

Fraternità Sorelle Clarisse del Monastero
Corpus Domini di Ferrara

COME POSSO NON CELEBRARTI, VITA?



La liturgia continua a farci gioire per il fiume di dono in cui siamo immersi: oggi facciamo festa per il dono del Corpo e del Sangue di Cristo.
Siamo nella sinagoga di Cafarnao e Gesù sta concludendo il discorsopiù lungo presente nel quarto Vangelo:quello sul pane.Arrivati al culmine di questo discorso le parole riportate daGiovanni, per la loro durezza creano scandalo nei giudei che non a torto si domandano: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?” (v. 52). L’invito di Gesù a mangiare la sua carne e bere il suo sangue fa un po’ impressione anche a noi oggi, figuriamoci ai suoi interlocutori del tempo che, oltre al nostro senso del pudore, avevano certamentepresente il comando biblico che vietava l’assimilazione del sangue animale, poiché sede della vita. Come pensare di poter bere sangue umano? È possibile ascoltare queste parole di Gesù solamente rimanendo nel suo amore, all’interno di quell’alleanza a cui sempre Egli rimane fedele.
E dentro questa alleanza oggi possiamo cogliere due punti interessanti per noi:
1. la concretezza dell’incarnazione: Gesù conosce molto bene la fame dell’uomo e il suo bisogno costante di riempire la pancia. Ecco che allora si propone come unico cibo che può placare la nostra fame, l’unica vera bevanda che può dissetare la nostra sete. L’unico alimento capace di donarci la Vita senza fine: siamo fatti (anche) di ciò che mangiamo. Gesù insiste e ripete per ben tre volte l’invito sconcertante a mangiare e bere di Lui, perché il pane del cielo non rimanga un dono fra tanti, ma sia riconosciuto come il dono che il Padre fa a noi del suo Figlio, per generarci alla sua vita;
2. la necessità di condividere la Vita che riceviamo. Il tempo pasquale che si è appena concluso ce lo ha detto senza possibilità di fraintendimenti: siamo chiamati fin dalla creazione del mondo a partecipare della stessa Vita di Dio, del nostro Dio, che come abbiamo visto domenica scorsa è Padre Figlio e Spirito Santo. È comunione, è mettere l’Altro/altro alprimo posto. “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me” (v. 57).
Celebrare il corpo e sangue del Signore è molto di più che rendere grazie per il dono dell’Eucaristia. Mangiare di Gesù significa trasformarsi nel suo corpo diventando noi stessi pane per gli altri.Così come dice S. Efrem:“Colui che mangia questo corpo con fede mangia con esso il fuoco dello Spirito Santo”.

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