Domenica della SANTISSIMA TRINITA' 

Gv 3,16-18 - Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui

Fraternità Sorelle Clarisse del Monastero
Corpus Domini di Ferrara

Notte/Giorno

La liturgia, oggi, ci offre un Vangelo di tre semplici versetti. Sembra che Giovanni ci dica che la Trinità è una storia d’amore, una comunione di Persone che agiscono mosse e attirate dall’amore stesso.
E’ notte, quando Gesù dice a Nicodemo – maestro di verità in Israele – che Dio ha talmente amato il mondo da mandare il suo Figlio, perché chiunque possa credere a questo amore e trovare la propria vita salva. Salva dalla solitudine e dall’individualismo, salva nella fecondità della comunione e delle relazioni.
Gesù – maestro di Verità – gli dice che siamo nati per nascere sempre nelle cose di Dio. Non si tratta di un mistero astratto e lontano, ma è una realtà che ci abita dentro, di cui possiamo fare continua esperienza grazie allo Spirito Santo. Noi, semplici creature fatte a immagine e somiglianza di Dio Trino, siamo segnati da sempre da questa comunione. Ne siamo talmente immersi da poter trasformare le nostre relazioni in storie belle, autentiche. Siamo segnati da un nome che ci salva dalla condanna della morte e della sterilità, e ci custodisce e ci conserva nella verità di ciò che siamo: figli amati e liberi. E’ dal giorno del nostro Battesimo che siamo attirati da questo amore che ci scorre dentro, fino a farci desiderare di essere una cosa sola. Si chiama vita eterna.
Quale immagine per dire la Trinità?
S. Gregorio di Nazianzo direbbe: “Da parte mia ho molto riflettuto cercando un’immagine per un mistero così grande e alla fine ho pensato di lasciare le immagini e le ombre che sono ingannevoli e così lontane dalla verità per scegliere invece di accontentarmi di poche parole e di lasciarmi guidare dallo Spirito”.
Dall’altra, S. Efrem il Siro in questo inno usa questa analogia: “Prendi come simboli del Padre il sole, del Figlio la luce e del Santo Spirito il calore. Chi può mostrare come o dove è attaccato il raggio del sole, o il suo calore, benché liberi? Distingui il sole dal suo splendore, e il calore da entrambi, se sei capace. Il sole è in alto, e il suo splendore è disceso sulla terra e dimora nei nostri occhi, avendo vestito se stesso con un corpo. Ma quando il raggio torna indietro alla sua fonte, mai è stato separato da chi l’ha generato. Esso lascia qui il suo calore, come il Santo Spirito che nostro Signore lasciò ai suoi discepoli. Non dubitare delle tre Persone, altrimenti perderai te stesso.”
Scegliamo le “poche parole” o la “luminosità dell’immagine? Ma! L’importante è che, saldi in Dio, ogni notte diventi giorno.

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