II DOMENICA DI PASQUA - Della Divina Misericordia
Gv  20,19-31 - Otto giorni dopo venne Gesù

Fraternità di Villa Verucchio

Credere nel Risorto

Il sepolcro è aperto e vuoto, Gesù è risorto, mai discepoli si trovano in una sorta di tomba. Sono chiusi nel cenacolo per paura, nascosti. Li immagino intimoriti da ciò che hanno vissuto. Colui che hanno seguito negli ultimi tre anni, colui che hanno riconosciuto come maestro è morto. Il corpo non è più nel sepolcro, non capiscono, non credono a Maria che dice che Gesù è risorto. Hanno timore di quello che possono far loro i giudei, li perseguiteranno, li accuseranno di aver trafugato il corpo. Si chiudono e si nascondono.
È sera, l’inizio della notte, ma in quel luogo pieno di morte, nella penombra del dubbio e della paura viene Gesù e sta in mezzo a loro. Porta la luce e il calore del suo amore. Le prime parole di Gesù per i suoi discepoli sono per donare loro la pace, la sua pace, la paura che riempiva quel luogo lascia il posto alla gioia. Vedono e credono. Tommaso che non era tra loro in quel momento, per credere, ha bisogno di vedere e toccare Gesù risorto; non si fida della testimonianza dei suoi fratelli. Per questo viene rimproverato da Gesù e proclama beati coloro che crederanno senza aver visto.
È qui che sboccia la fede. È un bene che Tommaso non fosse tra loro perché così possiamo capire meglio che cosa significa aver fede. La fede è la stessa, sia per i primi discepoli che per noi. Il modo in cui si attua è diverso; noi possiamo credere in Gesù Cristo risorto e vivo, non vedendolo, ma mediante la testimonianza di chi era prima di noi.
Il nostro vedere e credere non può essere materiale, ma interiore proprio di chi sente comunione con lui, di chi sa che lui può trasformare la vita. Incontrare il Risorto non significa solo gioire per lui, ma significa risorgere con lui.
Da molti giorni siamo chiusi in casa, per responsabilità, per obbligo, per paura. Abbiamo celebrato il mistero della Pasqua in maniera sommessa, non abbiamo potuto accostarci ai sacramenti e anche in questa domenica siamo costretti a trascorrerla nel chiuso delle nostre abitazioni. Questo forse ci fa sperimentare il buio di un Signore che è scomparso, che è lontano. Abbiamo bisogno di incontrarlo, abbiamo bisogno che venga e stia in mezzo a noi.
Come lo incontro, io oggi, il Signore? Nella sua Parola: «beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Giovanni, che l’ha visto, conclude il suo vangelo dichiarando che la sua testimonianza è per noi che non l’abbiamo visto perché anche noi possiamo aderire a lui per avere vita, la sua vita. Il Signore desidera entrare nella tua casa per riempirla della sua pace. Beato tu che non hai visto, ma hai creduto!

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