I cento anni di P. Eugenio Teglia

Fra Francesco Marchesi, ofm
Il 30 gennaio 2020 è stato un giorno particolare per la nostra fraternità di sant’Antonio in Bologna e per tutta la Provincia dei frati minori di sant’Antonio. Il nostro carissimo padre Eugenio ha raggiunto in quel giorno il raro traguardo dei cento anni in discrete condizioni di salute, fisica, mentale e soprattutto spirituale.
Tutta la nostra fraternità e tutta la Provincia si sono strette attorno a lui per ringraziare il Signore. Erano presenti parenti, amici e benefattori che con noi hanno partecipato alla solenne celebrazione eucaristica nel nostro santuario basilica alle ore 12. L’Eucaristia è stata presieduta dal Ministro provinciale fr. Enzo Maggioni e concelebrata da tanti confratelli anche da padre Eugenio.
Fr. Enzo ha sottolineato come il Signore si sia servito di padre Eugenio per diffondere la luce del Vangelo, pima ai cinesi poi agli abitanti della Papua Nuova Guinea. Non è dalla quantità, dalla lunghezza che si misura il valore di una vita, bensì dalla sua qualità, dall’intensità e dalla fedeltà con cui è vissuta.
Al termine della Messa sono seguiti gli auguri: del Vescovo Mons. Zuppi, del comune di Bologna, del sindaco del paese natale di padre Eugenio che gli hanno voluto esprimere la loro vicinanza e la loro gratitudine per la sua testimonianza di vita.
A seguire nel refettorio del convento ha avuto luogo il pranzo, a cui hanno partecipato cica 100 invitati tra frati, parenti, amici a benefattori
Padre Eugenio Teglia, al battesimo Nello, è nato a Montefedente, piccola frazione del comune di San Benedetto Val di Sambro nell’Appennino di Bologna il 30 gennaio 1020. A 12 anni entrò nel seminario serafico dell’Osservanza di Bologna. Dopo l’anno di noviziato trascorso a Villa Verucchio, emise la prima professione nel 1930 e fu ordinato presbitero a Piacenza nel 1943. Dopo alcuni anni trascorsi a Borgonovo Val Tidone come insegnante di musica agli studenti di teologia e assistente OFS, il 26 ottobre 1947 partì per la Cina, rispondendo alla chiamata alla missione che, come egli stesso più volte mi ha riferito, ha sentito durante la beatificazione dei martiri cinesi, vittima della persecuzione dei Boxers nel 1900, di cui tre appartenenti alla provincia francescana di Bologna.
Dopo alcuni mesi di studio della lingua cinese a Pechino, si trasferì a Xiangtan, nello stato dello Hunan, centro di una delle due missioni affidate ai frati bolognesi. Il Prefetto Apostolico Mons. Calzolari, anch’egli frate di Bologna, nominò subito padre Eugenio parroco e responsabile della scuola elementare annessa alla missione. Dopo circa un anno abbastanza tranquillo le truppe comuniste dell’esercito di Mao giunsero anche nella piccola città (110.000 abitanti) di Xiangtan e all’inizio del 1950 il Prefetto apostolico e padre Eugenio dovettero trascorrere quasi due anni in domicilio coatto, senza alcuna possibilità di contatto con i cristiani e subendo restrizioni e angherie di ogni genere.
Il 6 novembre del 1951 fu espulso come tutti i missionari e approdò a Hong Kong dove lo raggiusero due telegrammi: uno del fratello Dante che lo informava sulle gravi condizioni di salute del padre e l’altro di padre Schnusemberg che invitava alcuni missionari espulsi dalla Cina a recarsi in Nuova Guinea in aiuto ai missionari australiani. All’appello risposero quattro bolognesi, tra cui padre Eugenio e tre veneti. Ottenuta l’autorizzazione di tornare in Italia per assiste il padre, nel mese di febbraio del 1952 raggiunse l’Italia dove rimase fino al 20 novembre di quell’anno quando salpò da Genova per recarsi prima in Australia a studiare l’inglese e poi recarsi in Nuova Guinea dove giunse il 30 maggio del 1953.
La Nuova Giunea era allora e in parte è ancora, una delle zone più primitive del pianeta. Assegnato con gli altri missionari francescani, tra cui il vescovo, alla diocesi di Aitape, padre Eugenio ha vissuto lì fino al 2000, trasferendosi periodicamente in diverse stazioni missionari e soprattutto costruì il nuovo centro missionario di Wassisi con tre scuole per i bambini, chiese e cappelle, una casa per le suore, una nuova strada e addirittura un campo di atterraggio per il piccolo aereo della missione. Eletto pro Vicario e consigliere del Vescovo, fu presidente della commissione liturgica diocesana e nazionale e presidente della commissione per la traduzione dei libri liturgici in lingua pidgin.
Ritornato in Italia nel 2000 ad ottanta anni compiti ma ancora in ottima forma, padre Eugenio, dopo aver trascorso circa un anno nella parrocchia francescana di sant’Antonio a Reggio Emilia, dimora nel convento di sant’Antonio di Bologna.
Padre Eugenio è l’ultimo testimone della grande avventura missionaria francescana cinese che attraverso le grandi figure di Odorico da Pordenone, Giovanni da Montecorvino e i santi martiri del 990, ci interpella come frati minori, chiamati a rispondere oggi, pur nelle difficoltà del momento attuale, all’invito del Signore: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”.

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