So-stare nell'incontro

Alex, tre anni, abita in un campo rom a Giugliano in Campania, a pochi chilometri da Napoli. Da maggio gli sono state tolte acqua ed elettricità, costringendo lui e le altre 400 persone del campo a vivere in una situazione di estrema indigenza ed emarginazione. Secondo il racconto di alcuni di loro, le istituzioni si rifiuterebbero di riconoscerne la presenza e già in passato ci sono stati tentativi di sgomberare il campo contro la loro volontà. La solidarietà e il sostegno nei loro confronti arriva quindi da persone come fra Enrico, che scelgono di donare sé stessi a chi ne ha più bisogno e portare un po’ di sollievo nelle loro vite, così difficili e faticose.

Non era passato neanche un minuto dal nostro incontro che Alex, con i suoi vestiti sgualciti e il ciuffo biondo e spettinato, scompariva tra alcune baracche in lamiera per poi riemergere di corsa, tra polvere e macerie, offrendomi un caffè e dei cubetti di ghiaccio per rinfrescarmi dal caldo: un’offerta saggia e previdente, perché avremmo trascorso l’ora successiva a giocare a palla e a correre insieme agli altri bambini che abitano il campo rom di Giugliano.

Ero già stato a Napoli in passato. Avevo alloggiato in un hotel a Chiaia, uno dei quartieri più belli di Napoli, a pochi minuti da piazza del Plebiscito. Dalla finestra della mia stanza, ogni mattina, ammiravo la collina del Vomero e i meravigliosi colori dei suoi palazzi storici. Eppure credo di non aver mai visto tanta bellezza quanta ne ho potuto scorgere nel campo rom di Giugliano in Campania, negli occhi vivaci di Alex e degli altri bambini.

Un termine che mi hanno insegnato i frati durante l’esperienza di Giustizia, Pace e Integrità del Creato è Evidente nascosto. Ci si può anche rifiutare di riconoscere la presenza del campo rom di Giugliano, così come si può far finta di non vedere le migliaia di persone che abitano nei palazzi di 15 piani di Scampia e nelle sue Vele. Eppure la presenza di tutte queste persone, rimaste ai margini della società, è davvero più che mai evidente. Ed è anzi un grande peccato non riconoscerla, perché è proprio lì, in mezzo a loro, che è possibile scorgere la presenza di Dio e la bellezza della vita che Egli ci ha donato: nei ragazzi di Ponticelli che trovano nella street art una forma di riscatto sociale, nelle famiglie di Scampia che riqualificano di propria iniziativa il giardino condominiale per dare ai bambini uno spazio dignitoso in cui giocare.

Questo è stato il dono che mi ha lasciato il campo di Giustizia, Pace e Integrità del Creato e che mi pare ottimamente riassunto nel titolo che i frati hanno voluto dare a questa esperienza: So-Stare nell’Incontro. Un cammino che ha avuto come punto di partenza l’incontro tra Francesco e il sultano narrato nelle Fonti Francescane e che ci è stato raccontato dall’Arcivescovo di Benevento Felice Accrocca e da Padre Luigi. Abbiamo avuto l’occasione di riflettere insieme sui diversi modi di stare con l’altro e sull’importanza dell’ascolto per un dialogo genuino, disarmato e disarmante, come disarmato era Francesco quando si presentava davanti al sultano. L’abbiamo visto noi stessi, con i nostri occhi, visitando Scampia, Giugliano, Ponticelli e Caivano, nella Terra dei Fuochi.

Proprio a Caivano abbiamo incontrato padre Maurizio Patriciello, che ci ha raccontato il suo impegno quotidiano nell’affrontare le forti problematiche ambientali e sociali che affliggono la zona. Le sue parole ci hanno trasmesso un forte senso di responsabilità, perché ognuno di noi può fare la propria parte nel tutelare il Creato, contribuendo a difendere l’ambiente che ci circonda, donando noi stessi alle persone che incontriamo e facendoci portatori di bellezza. Ciò che otterremo in cambio sarà qualcosa di straordinario: la parte di noi stessi che avremo donato la ritroveremo nell’altro e la bellezza che avremo portato nel mondo la ritroveremo nelle cose che ci circondano, magari dove meno ce la aspettiamo, tra le case di un quartiere di periferia o nel sorriso di un bambino che corre felice tra le macerie ai margini di una strada.

Andrea, volontario CSA.

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