Sinodalità ed Evangelizzazione

Fra Francesco Marchesi, ofm
Nei giorni 4-7 febbraio 2020 si è tenuto a Santa Maria degli Angeli, presso Casa Leonori, il convegno nazionale dei parroci e dei vicari parrocchiali OFM d’Italia e Albania. Il tema trattato è stato: “Sinodalità ed evangelizzazione”. Dopo l’apertura del convegno da parte di fra Antonino Telleri, presidente nazionale dei parroci e dei vicari parrocchiali e del saluto del Ministro delegato COMPI per il settore, fra Mario Chierello, ha preso la parola fra Agustin Hernanadez, magnifico rettore dell’ateneo pontificio Antonianun che ha svolto una relazione su “Sinodalità ed evangelizzazione nell’esperienza di Francesco D’Assisi”.
Per Francesco evangelizzare, ha affermato fra Agustin, è camminare e stare in mezzo alla gente in ascolto dello Spirito. Nella Regola non bollata infatti egli chiede a tutti i frati di predicare con le opere e di desiderare di avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione, di sentirsi pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo il Signore in povertà ed umiltà. Come frati minori siamo chiamati oggi a vivere in fraternità e comunione con i poveri, a risvegliare la vitalità evangelica e la cultura del dialogo e dell’ascolto. Il cammino della sinodalità, ha concluso il relatore, è il cammino che la Chiesa è chiamata a percorrere oggi perché Sinodo sta per Chiesa e Chiesa sta per Sinodo.
La giornata di mercoledì 5 febbraio abbiamo avuto la gioia di ospitare mons. Cesare Di Pietro, vescovo ausiliare di Messina che ha trattato il tema: “Fraternità parrocchiali e cammino sinodale con la Chiesa locale”.
Introducendolo, fra Antonino Telleri ci ha esortato a non fare un cammino parallelo alla Chiesa ma ad inserirci negli organismi di comunione e nei progetti pastorali delle diocesi di cui facciamo parte: non assenza, ma presenza nella Chiesa. Come frati minori nasciamo nella Chiesa e dobbiamo sentire come la Chiesa e camminare nella Chiesa. Francesco ha vissuto sempre dentro la Chiesa, l’ha riparata e sorretta. Egli è un uomo sinodale e solidale, sempre in ascolto della Chiesa, sempre in atteggiamento di obbedienza, di comunione e di servizio.
Monsignor Di Pietro ha esordito affermando che le relazioni umane sono lo sfondo indispensabile della sinodalità, relazioni caratterizzate dall’umiltà e dalla capacità di lasciarsi voler bene. La sinodalità infatti è dono dello Spirito, ma cresce attraverso relazioni calde e coinvolgenti. A vivere le relazioni in questo modo ci esortano sia san Francesco che Papa Francesco che nell’Evangelii Gaudium, n. 91 ha scritto:
“È necessario aiutare a riconoscere che l’unica via consiste nell’imparare a incontrarsi con gli altri con l’atteggiamento giusto, apprezzandoli e accettandoli come compagni di strada, senza resistenze interiori. Meglio ancora, si tratta di imparare a scoprire Gesù nel volto degli altri, nella loro voce, nelle loro richieste. È anche imparare a soffrire in un abbraccio con Gesù crocifisso quando subiamo aggressioni ingiuste o ingratitudini, senza stancarci mai di scegliere la fraternità”.
Esortati da queste parole e da tutto l’insegnamento del Papa, veniamo aiutati a comprendere che sinodalità significa complementarietà, pluriformità, relazione tra doni gerarchici e carismatici.
La giornata di giovedì 6 febbraio ha visto la presenza di due relatori. Il primo è stato fra Francesco Zecca, coordinatore nazional di GPIC che ci invitato ad assumere uno sguardo nuovo sul mondo e di passare dalla logica delle buone pratiche alla logica della cura. Si tratta di entrare nella mentalità dell’ecologia integrale che ci dice che tutto è connesso, e di superare la cultura dello scarto per innestare processi di prossimità.
Il secondo relatore è stato mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo che ha trattato il tema: “Laici e sinodalità-nuove sfide dell’evangelizzazione”. La sinodalità, ha affermato il relatore, è dimensione costitutiva della Chiesa in quanto essa è un popolo di credenti in cammino, gli uni accanto agli altri; tutti discepoli in ascolto del Maestro, convocati in assemblea dal Verbo fatto carne e vivificati dallo Spirito.
La Chiesa è chiamata a farsi carico delle attese, delle ansie e delle sofferenze degli uomini. Per fare questo è necessario superare la tentazione di una Chiesa di quadri, divisa e spesso in contrapposizione al suo interno. E’ urgente una conversione collettiva all’ascolto dell’altro e del mondo. Come gerarchia dobbiamo liberare i laici dal carcere del clericalismo per lanciarli nel saeculum perché possano incarnare la Chiesa nel tempo e nel territorio e ricordare che un cristiano che trascura i suoi doveri temporali mette a rischio la propria salvezza eterna.
Venerdì 7 febbraio, dopo la celebrazione eucaristica sulla tomba di san Francesco, abbiamo concluso il Convegno con la benedizione di fra Mari Chiarello, ministro delegato della COMPI.

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