di Fra Massimo Tedoldi 
Animatore Provinciale Missioni Ad Gentes

67a Giornata per i malati di lebbra - 26 gennaio 2020

Da 67 anni la Chiesa celebra, nell’ultima domenica di gennaio, la Giornata mondiale per i malati di lebbra.

Nel Vangelo di questa domenica vediamo Gesù che si fa pellegrino per annunciare il Vangelo del Regno dappertutto, che vuole portare luce là dove ci sono le tenebre e che riassume il suo messaggio nell’annuncio: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». E Gesù, mentre annuncia la buona notizia, guarisce anche “ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo” e affida questo potere ai suoi collaboratori che chiama e invia, i quali continueranno la sua opera nei secoli su tutta la faccia della terra.

Il pressante invito alla conversione è il cuore stesso del Vangelo: passare dal nostro modo di pensare alla logica divina, cambiare il nostro stile di vita incentrato su noi stessi alla logica dell’apertura e dell’uscita da noi stessi, alla condivisione fraterna; in una parola, passare dall’io al tu.

Sì, la conversione che ci invita a fare il Signore porta luce e gioia nel nostro cuore, dissipa le tenebre della nostra autoreferenzialità che tende a imprigionarci e a rendere la nostra vita triste e tenebrosa.

Nel corso dei secoli, la chiamata e l’invio da parte di Gesù rivolti a tanti uomini e donne – discepoliapostoli che si sono convertiti all’amore del Vangelo – li ha resi pellegrini gioiosi su tutte le strade del mondo, poveri di cose ma ricchi della forza del Signore risorto, dotati dello stesso potere di annunciare la buona notizia e di compiere gli stessi miracoli di Gesù, proprio come lui che guariva ogni sorta di malattie e infermità nel popolo. Tra queste malattie, la lebbra da una parte ha sempre spaventato al punto da isolare i malati che venivano esclusi come dei castigati, dall’altra ha attratto Gesù e i suoi apostoli nel corso del tempo. Questi, come ha fatto Gesù, si sono piuttosto avvicinati ai lebbrosi, ne hanno sentito compassione, li hanno toccati e li hanno guariti anzitutto nel cuore facendoli sentire come fratelli e sorelle, prestando poi loro le cure per la guarigione del corpo.

Tra questi collaboratori del Signore Gesù, medico delle anime e dei corpi, siamo stati chiamati anche noi frati di san Francesco. Da quando il Poverello di Assisi baciò il lebbroso, convertendo il suo cuore e passando così dall’amaro dell’egoismo al dolce dell’amore, i suoi frati hanno sempre avvertito una speciale chiamata a farsi vicini a questi malati.

Vogliamo ringraziare il Signore di questa speciale chiamata che nel corso dei secoli è stata quasi una calamita che ci ha attratto verso i malati di lebbra, fratelli a cui annunciare la buona notizia della vita nuova in Cristo.

                                                                                                                                 Fr. Massimo Tedoldi

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