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Rezzato
Convento
Casa di formazione e accoglienza - Fraternità di accoglienza vocazionale
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Poco prima di giungere alla sommità del colle di san Pietro ci si trova davanti una grande croce bianca in marmo di Botticino, che sta ad indicare l’inizio della zona del colle occupata dal complesso conventuale dei frati francescani.
Questa croce sostituisce quella originale, in legno, che da alcuni decenni è stata collocata sulla parete della facciata esterna del convento.
A questa antica croce si aggrappò frate Agostino Gemelli, che sul colle stava compiendo l’anno di noviziato alla vita francescana, quando salirono l’erta salita del convento i suoi famigliari con l’intento di strapparlo al suo desiderio: quello di farsi francescano seguendo l’ideale proposto da Francesco d’Assisi. Questa croce si rivelò in quella occasione provvidenziale per il futuro frate Agostino, che sarà il fondatore della Università Cattolica del Sacro Cuore.
Superata questa croce inizia il muro di recinzione dell’orto dei frati e terminato questo ha inizio la costruzione di tutto il complesso conventuale. In fondo all’edificio si apre l'androne dove è posta la portineria del convento. La costruzione termina con la facciata della chiesa di San Pietro.
Il colle di san Pietro è un sito importante per la comunità civile e religiosa di Rezzato. Sulla sommità di questo rilievo, infatti, fu costruito un piccolo monastero benedettino, sorto nel 1008 a seguito di un atto di donazione compiuto da Landolfo II, vescovo di Brescia. I Benedettini rimasero in S. Pietro fino al 1299. A questi succedette il clero secolare, che vi costituì qui l’antica chiesa parrocchiale. Verso il 1460 anche il clero diocesano abbandonò il luogo, essendo stata trasferita la parrocchia nella Chiesa di San Giovanni posta ai piedi del colle e in posizione più vicina all’abitato.
Anno assai significativo per le future sorti di San Pietro fu il 1570, quando p. Tommaso da Torino predicava la quaresima di Rezzato. Fu in occasione di questa presenza che sorse l’idea della erezione di un convento per il suo Ordine, quello dei Cappuccini.
Si decretò, dunque, la costruzione del convento da parte della comunità civile di Rezzato; quest’impresa fu appoggiata anche dai comuni vicini.
Così il giorno 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, dello stesso anno 1570, i sacerdoti di Rezzato decisero di porgere la richiesta a p. Francesco da Milano, ministro provinciale dei Cappucini, che in quei giorni soggiornava a Brescia. La decisione tanto attesa fu presa e fin dal lontano 1571 vi abitarono un piccolo numero di frati, incrementato poi nel 1587, quando venne costituita la famiglia religiosa con il primo padre Guardiano oriundo della città di Brescia nella persona di P. Crescenzio.
Chiesa e convento subirono lungo i secoli trasformazioni radicali, in particolare nel settecento furono realizzati gli interventi strutturali più consistenti che portarono l’antica e primitiva costruzione alla forma odierna.
Nel 1727 infatti si pose mano alla costruzione dell’ampio refettorio, due anni dopo sopra il refettorio furono completamente ristrutturate le antiche celle. Nel 1731 si aprì la loggia che guarda verso mezzogiorno e che dominando il paese offre una ampia visione sull’intera pianura bresciana. Nel 1744 si costruirono nuove celle nell’ala che guarda a mezzogiorno e in quella che volge verso tramontana si realizzò la biblioteca. La grande cisterna di raccolta delle acque piovane, sottostante il lastricato del chiostro, che conservò l’antica struttura dei portici sorretti da otto pilastri in pietra, sorreggenti i tetti dei quattro lati, fu eretta nel 1747 per interessamento del conte Pietro Lechi.
Sempre in questo secolo la piccola e antica chiesa venne demolita e sull’area si realizzò la chiesa attuale di stile cappuccino, ad una sola navata a volta e con due cappelle laterali. La facciata della chiesa consiste in una semplice parete che guarda verso occidente con la porta d’ingresso senza ornamenti sormontata da una grande finestra rettangolare.
All’interno non vi erano decorazioni di particolare rilievo; ai lati le cappelle laterali erano dedicate a S Antonio da Padova e a S. Serafino. Nell’altare maggiore era collocata la pala raffigurante S. Pietro nell’atto di ricevere dal Cristo Risorto le chiavi del Regno dei cieli.
Questa chiesa fu ricostruita in soli quattro anni, cioè dal 1734 al 1739. Nel 1743 si poteva procedere alla consacrazione dell’edificio sacro per mano del vescovo Andrea Duranti.
Ma il 1700 fu un secolo buio anche per questo luogo sacro, infatti nel 1798 si abbattè su di esso la scure della soppressione di tutte le istituzioni religiose ad opera della repubblica Francese. Clero e popolo, mutato governo, richiamarono i frati ad abitare la loro dimora. Ritornati i francesi in Italia nel 1800, costrinsero nuovamente la comunità francescana a prendere la via dell’esilio.
In seguito a questi fatti il signor Vincenzo Rizzardi, riscattò dal demanio il chiostro soppresso, e morendo il 21 giugno 1824 legava a Gabrio Nava, vescovo di Brescia, il sacro luogo al fine di ridonarlo a una congregazione religiosa. Il governo austriaco però rendeva impossibile la ricostruzione della famiglia francescana. Succeduto al vescovo Nava nel 1834 il nuovo pastore della diocesi di Brescia monsignor Ferrari finalmente ottenne dal governo il decreto del 2 agosto 1836 di ripristino del convento. Dal 5 giugno dello stesso anno vennero chiamati a reggere il convento di san Pietro i frati francescani Minori della Riforma, questa opera fu tenacemente voluta e condotta a buon fine da padre Antonio Faini.
La legge del 7 luglio 1866 ad opera questa volta del governo italiano colpì il colle di San Pietro e nel luglio del 1868 vi fu proibita la abitazione dei frati. Nel giro di breve tempo il convento venne nuovamente riscattato dal demanio e abitato dai frati, siamo al 4 ottobre del 1869.
Si mise dunque nuovamente mano al restauro della chiesa che nelle sue linee rimase come ai tempi dei frati Minori Cappuccini, ma i frati Minori nella cappella di destra vi collocarono la statua di san Francesco d’Assisi, mentre in quella di sinistra venne posta la statua dell’Immacolata scolpita in legno e raffigurata con in braccio il bambino in atto di trafiggere il serpente, come è secondo la tradizione francescana.
L’altare maggiore fu liberato dalle pareti che lo separavano dal coro e alla pala raffigurante il Cristo che consegna le chiavi a San Pietro, fu sostituito il dipinto ad olio del primo degli apostoli in atteggiamento di preghiera. Nel coro vennero posti i nuovi sedili in doppio ordine in legno di noce intagliato. Sulle pareti della chiesa sono stati collocati quattro grandi quadri raffiguranti: San Lorenzo da Brindisi, al quale appare Gesù mentre celebra la Messa; sul lato opposto è rappresentata l’Immacolata tra il Padre Eterno e Gesù Cristo e attorniata da santi francescani; in fondo alla chiesa trovano posto: San Leonardo da Porto Maurizio, mentre predica dal porto; e Sant’Antonio da Padova. La piccola chiesa venne abbellita nel 1919 dal pittore e decoratore Angelo Trainini da Brescia, ma le cappelle erano già state restaurate nel 1911. La modesta torre campanaria, posta oltre l’abside dell’edificio sacro, è alta 15,25 metri e nella cella accoglie tre campane.
A lato della chiesa sorge il modesto convento. L’ampio chiostro quadrato è sorretto in ciascun lato da otto pilastri, per lo più in pietra, sui quali poggiano i tetti. Nel 1903 il chiostro venne adibito a giardino, tre anni dopo venne nuovamente lastricato di pietre e nel 2001 è stato restaurato. In una delle aiuole è stata posta la statua di san Francesco, opera di padre Nazareno Panzeri.
Sul lato orientale del chiostro è collocato l’ampio refettorio, ben illuminato da cinque finestre. Nella parete centrale è stato realizzato un affresco di autore ignoto che raffigura Gesù invitato a pranzo da un fariseo e la Maddalena che gli unge i piedi con aromi profumati e preziosi.
Dal coro e dal lato sud due scale immettono al piano superiore dove si trovano le celle. Dal fondo del corridoio posto a mezzogiorno si apre la biblioteca composta da quattro ampie aule e che occupa tutto il lato superiore del chiostro che guarda ad occidente. Le finestre poste verso mattina e che si aprono sul chiostro forniscono una abbondante condizione di luce.
Nell’inverno del 1928-29 si gettarono le fondamenta per la costruzione della imponente ala del noviziato e che si allinea con l’edificio più antico. Così, semplice nelle linee, ma solenne si erge quello che fu per tanti anni il noviziato dei Frati Minori di Lombardia. Ora questa struttura, non più utilizzata per accogliere i novizi, è destinata a casa di accoglienza di gruppi di giovani provenienti dalle diverse parrocchie della Lombardia e che desiderano trascorrere qualche giorno di riflessione, silenzio e preghiera condividendo la vita della fraternità francescana.
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